Questo blog è lo sfogo di uno che è stufo della politica gridata, fatta con la pancia e non con la testa. La ragione è ciò che ci distingue dagli animali, non la pancia. L'unico modo per cambiare questa società è allora quello di usare la ragione.
Visualizzazione post con etichetta Democrazia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Democrazia. Mostra tutti i post
venerdì 23 dicembre 2011
Adesso basta!
A Natale bisogna essere più buoni e blablabla... NO! Adesso basta! Ve lo do io il natale... Altro che essere buoni, qui c'è solo una rabbia pronta a esplodere, ma qualche agurio voglio mandarlo pure io.
Buon Natale a voi del governo, che invece di vendere l'oro della riserva nazionale (la più grande del mondo), i beni demaniali dello stato; invece di tagliare gli sprechi; invece di unificare tutte le migliaia di imprese municipalizzate del cazzo in imprese regionali; invece di abolire l'esistenza di qualsiasi comune al di sotto dei 10.000 abitanti; invece di mettere in un unico fondo la gestione dei monumenti nazionali in modo che chi acquista le quote partecipa alla divisione degli utili fatti con i biglietti e la pubblicità; invece di legalizzare il gioco d'azzardo, la prostituzione e le droghe leggere; invece di abolire tutti gli ordini professionali a cominciare da quelli forti, come i notai, i giornalisti, gli avvocati; invece di fare tutto questo e molto altro di più avete pensato bene di fare la solita manovra del cazzo che la mette nel culo ai poveracci che hanno un mutuo e devono devolvere un intero stipendio a pagare l'IMUrtacci vostra, che vedono la loro pensione rimanere al palo senza adeguamento per l'inflazione, che vedono salire le tasse sulla benzina, sulle addizionali regionali, eccetera, eccetera, eccetera.
Buon Natale a voi, berlusconiani e antiberlusconiani del cazzo, che con la vostra miopia fatta di odio siete incapaci di vedere che tutti i partiti sono uguali e che si mettono d'accordo anche sugli argomenti sui quali farvi litigare. Datemi retta, svegliatevi! Perché mentre voi state lì a grondare odio in realtà questi si incontrano nei tunnel e fanno manovre di comune accordo per mettervela in culo principalmente a voi. Grazie veramente per aver portato il paese a queste condizioni, perché se la nazione è ridotta così lo si deve a due coglioni: berlusconiani e antiberlusconiani. Speculari, uguali e incapaci di usare il cervello. Persone che prima di dire qualsiasi cosa hanno il bisogno che qualcuno gli dica cosa devono urlare e cosa devono dire. E mentre litigavano tra loro, i veri potenti si vendevano la democrazia.
Buon Natale a voi centristi democristiani, sempre pronti a baciare le vesti porporate e farvi dettare la linea dal Vaticano, che fate finta di essere diversi dai berlusconiani e dagli antiberlusconiani ma che come tutti gli altri movimenti politici del cavolo state lì a spartirivi la vostra fetta di oligarchia.
Buon Natale a quelli che credono nelle patrie immaginarie, in un nord senza il sud, che fanno finta di prendersela con questo governo ma hanno il culo al caldo su tutte le poltrone dei governi del nord e delle municipalizzate e che non ci pensano proprio a togliercelo perché sono esattamente uguali agli altri. Insomma anche al Nord vige il napoletano "Ca' nisciun è fess", a dimostrazione che siamo tutti italiani.
Buon Natale a quelli che mandano pacchi regali agli avvocati, ai medici, a tutti quelli da cui possono ricevere un servizio, perché sperano così che questi possano dare loro un "occhio di riguardo". Insomma, la raccomandazione e la tangente, l'italiano ce l'ha nel sangue e poi si lamenta del governante. Volete un'Italia più onesta? Smettete di fare pacchi regali a politici, avvocati, medici, ingegneri, personalità varie, almeno si accorgeranno che il vento è cambiato.
Buon Natale a tutti quelli che dicono che "questa manovra era inevitabile". Ho pietà del vostro livello intellettivo e mi dispiace seriamente che non abbiate un pensiero vostro e che se il partito non parla voi non sapete nemmeno cosa dire e che se anche siete contrari vi piegate alla volontà del partito e tacete, non dite niente. Silenzio e obbedire a Mosca... che la storia abbia pietà della vostra ottusità così come ce l'ho io ora.
Buon Natale a te, che della politica e dell'economia ancora continui a dire che non te ne frega un cazzo. Di te non ho pietà né io e né la storia. Per voi qualsiasi manovra che vi spenni è sacrosanta.
Dovrebbero raddoppiarvele le tasse, ma anche tripicarvele, quadruplicarverle,..., centuplicarvele... insomma, che cazzo campate a fare? Dateci tutti i soldi e abbiamo risolto.
Ma soprattutto, Buon Natale a te, popolo ortolano d'Italia, che ancora non ti sei stufato di prendere citrioloni nel culo e che ti rivolgi al potente dicendo: "Guarda che c'è ancora spazio...". Perché la verità è che mi sa tanto che c'abbiamo preso gusto.
E dedico un Buon Natale anche a me, che sono così cretino da pensare che prima o poi qualcuno mi starà ad ascoltare e smetterà di fare finta di campare lasciandosi scivolare tutto addosso.
Etichette:
Democrazia,
Oligarchia,
Pensiero,
Scelte
mercoledì 7 dicembre 2011
Scelte oligarchiche...
Eh no, caro presidente Monti!
Non scherziamo con la democrazia.
La manovra non mi piace, è chiaro, non è per niente equa ed è piena di tasse, quindi contiene serie possibilità di contrarre i consumi e quindi la crescita.
Certo, molto bene la piccola parte che tratta dello sviluppo con sgravi fiscali per chi assume giovani e donne, molto bene per gli sgravi fiscali per chi investe utili o altro denaro nell'impresa, molto bene anche il fondo per le piccole e medie imprese, ma al momento che queste scelte riescano a compensare l'aumento della pressione fiscale e quindi il calo dei consumi mi sembra un po' difficile.
Io ho una brutta impressione. Che il governo Monti in realtà sia un grande spot per convincere i cittadini che bisogna rinunciare alla democrazia per andare verso forme di goveno più oligarchiche.
La decisione delle provincie non mi è piaciuta per niente.
Il governo non abolisce le provincie, riduce il numero dei consiglieri (e questo è positivo) ma lascia che a eleggere il consiglio provinciale non sia il popolo ma i comuni stessi. Ecco questo è un orrore!
In pratica il governo Monti ci sta togliendo il diritto di voto per uno dei livelli amministrativi di questo paese e tutti ad applaudire (questa è una sorta di citazione involontaria di Star Wars...).
No, presidente! Non va per niente bene. La democrazia non si tocca.
Certo, tutti noi ci auguriamo che l'Italia ce la faccia e che l'Euro non esploda come una bolla di sapone, ma io non sono disposto a cedere la democrazia in cambio.
Mi sorge il dubbio che questo governo sia stato istaurato proprio per dimostrare che l'oligarchia funziona meglio della democrazia.
Ho il timore che se questo governo dovesse farcela, qualche idiota con i prosciutti sugli occhi inizierebbe a inneggiare a un sistema oligarchico dichiarando fallita la democrazia.
Io resterò qui a vigilare.
domenica 20 novembre 2011
Monti, Berlusconi e la sinistra in trappola...
Diciamo le cose come stanno. Il PD è in un mare di guai, anzi è in trappola.
A sentire i commenti in giro del Giornale, di Libero e soprattutto di Giuliano Ferrara invece sembrerebbe tutto il contrario.
Guardiamo le cose meglio. Berlusconi si è dimesso da presidente del consiglio ed è stato scelto Mario Monti al suo posto.
Chi pensava a una vittoria, alla fine di Berlusconi e in un governo guidato dal centrosinistra si ritrova a sostenere ora un governo dove l'appoggio di Berlusconi e del PDL è determinante.
Qual è l'interesse di Berlusconi e del PDL? Andare a elezioni quando è più conveniente.
Questo il centrosinistra e in particolare il PD doveva prevederlo. A mio avviso hanno sottovalutato la situazione. E ora sono in trappola.
Vi spiego perché.
La speranza della sinistra era che Berlusconi, che aveva dimostrato una ferrea tenacia a non mollare, sentendosi tradito avrebbe chiesto immediatamente le elezioni spaccando il partito. Se infatti avesse chiesto le elezioni, il gruppo dei "prossimi trombati", ossia quei parlamentari che erano sicuri di non essere rieletti, si sarebbero staccati dal PDL e avrebbero appoggiato un qualsiasi governo tecnico che assicurasse loro non solo di prendere il vitalizio, ma di arrivare a fine legislatura.
Questo sarebbe stato il colpo di grazia di Berlusconi che anche se avrebbe potuto gridare al ribaltone e sfruttare l'opposizione a un governo impopolare, si sarebbe trovato tecnicamente fuori dai giochi fino alla fine della legislatura. Anzi, sarebbe apparso ancora di più incattivito e rancoroso.
Si sarebbe in pratica riprodotta la situazione che si era creata nel 1995 con il governo Dini. Berlusconi avrebbe lasciato in mano ai suoi avversari il governo.
Questo era il quadro più favorevole al centrosinistra.
Invece Berlusconi ha deciso di sostenere Monti, nonostante i vari mal di pancia all'interno del partito e dei giornalisti falchi.
Nel farlo però sta fissando dei paletti. Ovviamente si tratta di un bluff. Il PDL non ha alcuna intenzione di sfiduciare Monti se sarà introdotta una patrimoniale o cose di questo genere almeno finché non potrà andare alle elezioni in condizioni favorevoli.
Questi paletti però hanno l'effetto di condizionare anche il campo avversario. Perché ovviamente Monti cercherà di non "scontentare" Berlusconi, cercando di arrivare a compromessi accettabili.
In questa situazione, il PD ha deciso di "distinguersi" non imponendo alcun paletto al governo Monti, quasi come a dire che darà una fiducia in bianco e che qualsiasi cosa farà andrà bene.
Questo significa rinunciare a fare politica.
Quando il governo Monti inizierà a portare in parlamento provvedimenti che metteranno sotto stress l'elettorato soprattutto di centrosinistra inizieranno i dolori. Già appare evidente che l'IDV è in posizione critica e che farà fatica ad appoggiare un governo sostenuto da Berlusconi e che va contro gli interessi del suo elettorato. La probabilità che Di Pietro passi all'opposizione è molto elevata.
Oltretutto quando si parlerà di lavoro e di pensioni buona parte del PD avrà voglia di sostenere le posizioni della CGIL in proposito.
Questo fatto porterà molti malumori nello schieramento di centrosinistra e servirà ai suoi avversari politici a sottolineare il fatto che PD, IDV e SEL possono vincere le elezioni ma poi hanno un'enorme difficoltà a governare insieme.
Dalla parte del centrodestra però la strada è altrettanto complicata dal fatto che alcuni provvedimenti del governo Monti potrebbero scontentare molto la Lega e quindi si potrebbe verificare una spaccatura insanabile tra la Lega e il PDL.
Tutto ciò fa pensare ovviamente alla possibilità che le formazioni attuali siano destinate a sciogliersi e a ricomporsi in modi differenti.
Quello che però fa la differenza è che Berlusconi è attivo e fissa paletti, mentre Bersani sostiene in bianco limitandosi a dire qualche "non sarebbe male se si facesse..." in contrasto ai paletti di Berlusconi. Normalmente chi si mette a trattare ottiene di più di chi non lo fa.
Insomma, io ho l'impressione che il governo Monti possa portare più danni al centrosinistra che al PDL, anche se potrebbe rendere insanabile il rapporto con la Lega.
C'è un motivo fondamentale dunque per il quale non siamo andati a elezioni. Il problema è che la consultazione elettorale non avrebbe garantito una maggioranza politica stabile e si sarebbe dovuto fare una grossa coalizione dopo il voto, solo che il PD avrebbe perso comunque deputati a favore di SEL che sarebbe entrata in parlamento e per di più c'era la possibilità che PD e PDL insieme non riuscissero ad avere il 50% +1 dei parlamentari.
Andare alle elezioni quindi avrebbe significato dover fare una legge elettorale proporzionale alla tedesca come piace a Casini.
Oggi invece PD e PDL potrebbero fare una legge maggioritaria con una larga maggioranza anche se tutti gli altri partiti votassero contro. Avranno il coraggio di farla?
sabato 17 settembre 2011
Cose da fare...
Cose da fare per risolvere questa crisi economica e politica.
1) Istituzione della moneta elettronica per i pagamenti. Attuare una politica che ci porti nel giro di 5 anni a non usare più banconote e monete per fare pagamenti, ma usare solo bancomat e carte di credito. Meglio ancora se si fa un portafoglio elettronico. Per fare in modo che la gente sia disincentivata a usare le banconote nel corso di questi 5 anni è sufficiente permettere ai cittadini di scaricarsi il 5% di tutte le transazioni fatte con il portafoglio elettronico. Si creerebbero posti di lavoro e diventerebbe molto difficile compiere moltissimi crimini, tra i quali l'evasione fiscale.
2) Istituzione dell'ora lavorativa minima a livello nazionale, valida per tutti i contratti di lavoro. Una volta stabilito il valore di questo parametro, bisogna stabilire che i contratti a tempo determinato devono avere un minimo salariale lordo pari ad almeno 1,25 volte il lordo salariale minimo di un contratto a tempo indeterminato. Tutti gli altri tipi di contratti, saranno pagati 1,5 volte il minimo salariale lordo di un contratto a tempo indeterminato.
3) Stabilire un meccanismo di modifica del valore dell'Ora lavorativa minima in modo che il mercato raggiunga la piena occupazione e allo stato entri dell'extra gettito.
4) Stabilire dei livelli di merito all'interno delle aziende in modo tale che sia incentivata sia la cooperazione che la competizione.
5) Suddividere una grossa parte dell'extra gettito tra la popolazione a seconda dei livelli di merito acquisiti. Questo permettà di ridurre la pressione fiscale e farà in modo che le persone con reddito più basso dispongano di un po' più di reddito.
6) Eliminare la possibilità che un'azienda controlli un'altra azienda. La proprietà delle aziende deve essere esclusivamente in mano a persone reali.
7) Eliminare la possibilità che aziende possiedano quote di banche e che le banche possano controllare direttamente le aziende. Una banca può acquisire quote azionarie di una società ma non può esprimere consiglieri, né esprimere il diritto di voto. Solamente le persone reali possono controllare e gestire le aziende. Una banca che possieda quote di aziende può guadagnare solo ed esclusivamente attraverso la vendita delle quote suddette.
8) Impedire il subappalto dei lavoratori. Una società può appaltare la gestione di servizi ad altre aziende, ma queste non possono a loro volta appaltare il servizio ad aziende terze. Qualsiasi lavoratore di un'azienda terza trovato a lavorare per l'azienda committente, dovrà essere da questa assunta a tempo indeterminato con il massimo salario presente in azienda di un lavoratore con livello e competenze simili e con il pagamento triplicato del salario per tutto il periodo in cui ha lavorato in questa condizione.
9) Riforma totale delle amministrazioni pubbliche; individuazione dei settori di interesse pubblico generale. Per i settori di interesse pubblico generale si appalta con gara esclusivamente europea la gestione dei servizi. Per tutti i settori che non sono d'interesse pubblico, privatizzazione totale di aziende di proprietà delle pubbliche amministrazioni.
10) Riforma totale dello stato in senso federale basato sulle assemblee popolari. Il minimo aggregato amministrativo deve essere non inferiore ai diecimila abitanti. Istituzione del bilancio partecipato per ogni minimo aggregato amministrativo. Vengono istituite per ogni cittadino due assemblee popolari in cui verrà iscritto. Una di tipo territoriale e una di tipo transterritoriale. A ogni assemblea verranno date competenze diverse. I cittadini eleggono in ogni assemblea i rappresentanti per i livelli amministrativi superiori. In questo modo si costituisce un sistema elettorale a costo zero dove ogni cittadino è messo alla pari con tutti gli altri e può essere eletto per le sue idee invece che per i soldi che spende per la campagna elettorale.
A esclusione dell'ultimo punto che costituisce il mio modo di immaginare una società del futuro più equa, democratica e in cui i cittadini possiedono più potere, tutti gli altri punti sono esclusivamente di natura economica.
mercoledì 7 settembre 2011
Appello al presidente della repubblica Napolitano.
Presidente,
la situazione economica è gravissima, siamo chiamati a fare enormi sacrifici per salvaguardare non solo l'Italia dal fallimento, ma anche per continuare a sperare che la moneta unica regga.
La situazione politica è quella che è: una tragedia. Mai visto uno stallo di questo tipo.
La manovra economica che ha appena superato la fiducia del senato è una manovra depressiva per l'economia e può portare oltretutto all'aumento dell'inflazione.
STAGFLAZIONE, una parola che è un incubo.
Possibile che nonostante la crisi sia di questa portata da nessuna parte del mondo si organizzano dei think tank economici in cui gli economisti di tutto il mondo si chiudono in una stanza e cercano di trovare delle soluzioni economiche nuove?
Le crisi economiche si risolvono tutte allo stesso modo: facendo lavorare la gente e facendo in modo che i redditi più bassi ricevano del reddito aggiuntivo.
C'è forse un provvedimento in queste manovre che va incontro a questi due principi? Non mi pare proprio.
Ok, lo stato deve ridurre il suo deficit e andare in pareggio di bilancio, ma se non si fa in modo che le persone possano lavorare e se non si fa in modo che i più deboli possano avere più reddito e quindi far ripartire i consumi, la coesione sociale di questo Paese salterà in aria.
Presidente, cominiciamo da qui, cominciamo dall'Italia a cercare una soluzione. Lei ormai è l'unica istituzione di questo Paese a rappresentare la coesione nazionale e quindi proprio in nome di quella coesione che lei rappresenta, può fare in modo che si faccia un think tank economico con economisti di maggioranza, di opposizione e se esistono anche indipendenti. Un think tank che sia aperto a idee che provengono da persone comuni come me.
La circolazione e il confronto delle idee è da sempre il motore dello sviluppo e della democrazia.
È chiaro che le scelte di politica economica sono scelte politiche, fatte dall'esecutivo e dal parlamento, ma visto che da quelle parti sono a corto di idee, facciamo in modo che gli arrivino dal popolo.
Io personalmente ho diverse idee che possono aiutare lo sviluppo di questo Paese, ma io sono una persona comune e vorrei poter avere la possibilità di discuterne con economisti e vorrei poter avere anche l'illusione che i miei progetti possano avere davvero una possibilità di essere utilizzati.
Ecco perché un think tank aperto a soluzioni provenienti dalle persone comuni sarebbe auspicabile, perché poi il think tank potrebbe suggerire le proposte al parlamento.
Qui non si chiede di scavalcare i ruoli e le competenze di ogni istituzione. Alla fine decide sempre il parlamento e la maggioranza, ma almeno si dà ai cittadini l'illusione e la speranza di poter fare veramente qualcosa per questo Paese.
Presidente, io qui sono una voce che parla nel deserto e dubito che il mio appello possa essere letto, ma almeno io ci provo.
la situazione economica è gravissima, siamo chiamati a fare enormi sacrifici per salvaguardare non solo l'Italia dal fallimento, ma anche per continuare a sperare che la moneta unica regga.
La situazione politica è quella che è: una tragedia. Mai visto uno stallo di questo tipo.
La manovra economica che ha appena superato la fiducia del senato è una manovra depressiva per l'economia e può portare oltretutto all'aumento dell'inflazione.
STAGFLAZIONE, una parola che è un incubo.
Possibile che nonostante la crisi sia di questa portata da nessuna parte del mondo si organizzano dei think tank economici in cui gli economisti di tutto il mondo si chiudono in una stanza e cercano di trovare delle soluzioni economiche nuove?
Le crisi economiche si risolvono tutte allo stesso modo: facendo lavorare la gente e facendo in modo che i redditi più bassi ricevano del reddito aggiuntivo.
C'è forse un provvedimento in queste manovre che va incontro a questi due principi? Non mi pare proprio.
Ok, lo stato deve ridurre il suo deficit e andare in pareggio di bilancio, ma se non si fa in modo che le persone possano lavorare e se non si fa in modo che i più deboli possano avere più reddito e quindi far ripartire i consumi, la coesione sociale di questo Paese salterà in aria.
Presidente, cominiciamo da qui, cominciamo dall'Italia a cercare una soluzione. Lei ormai è l'unica istituzione di questo Paese a rappresentare la coesione nazionale e quindi proprio in nome di quella coesione che lei rappresenta, può fare in modo che si faccia un think tank economico con economisti di maggioranza, di opposizione e se esistono anche indipendenti. Un think tank che sia aperto a idee che provengono da persone comuni come me.
La circolazione e il confronto delle idee è da sempre il motore dello sviluppo e della democrazia.
È chiaro che le scelte di politica economica sono scelte politiche, fatte dall'esecutivo e dal parlamento, ma visto che da quelle parti sono a corto di idee, facciamo in modo che gli arrivino dal popolo.
Io personalmente ho diverse idee che possono aiutare lo sviluppo di questo Paese, ma io sono una persona comune e vorrei poter avere la possibilità di discuterne con economisti e vorrei poter avere anche l'illusione che i miei progetti possano avere davvero una possibilità di essere utilizzati.
Ecco perché un think tank aperto a soluzioni provenienti dalle persone comuni sarebbe auspicabile, perché poi il think tank potrebbe suggerire le proposte al parlamento.
Qui non si chiede di scavalcare i ruoli e le competenze di ogni istituzione. Alla fine decide sempre il parlamento e la maggioranza, ma almeno si dà ai cittadini l'illusione e la speranza di poter fare veramente qualcosa per questo Paese.
Presidente, io qui sono una voce che parla nel deserto e dubito che il mio appello possa essere letto, ma almeno io ci provo.
martedì 26 luglio 2011
Risolvere la crisi.
Scrivo questo articolo sia per ribadire quanto detto negli articoli precedenti e sia perché ho avuto nuove idee che possono essere applicate al modello socio-politico-economico attuale.
Il mio sistema si basa su due meccanismi separati. L'OLM (ora lavorativa minima) e i livelli di merito.
In tutti i contratti di lavoro viene fissato il minimo salariale da corrispondere ai lavoratori e questo minimo viene di volta in volta concordato in sede di rinnovo contrattuale.
L'introduzione dell'OLM andrebbe a parificare tutti i contratti di lavoro stabilendo un minimo salariale che è uguale per tutto il territorio nazionale e per tutti i tipi di lavoro.
Tutti i salari, le pensioni, ma anche le obbligazioni e le azioni saranno quindi calcolate in OLM.
Per esempio un salario da 2000 euro lorde al mese con il valore dell'OLM a 8 euro corrisponde a un salario lordo mensile di 250 OLM.
La differenza più importante è che l'OLM non è fisso ma varia, di mese in mese, a seconda dell'inflazione (e di altri parametri che possono essere stabiliti da economisti) in modo tale che se l'inflazione sale l'OLM scende e viceversa.
Dal momento che l'inflazione raramente tende a scendere ma anche se di poco tende a salire costantemente, questo vorrebbe dire che se l'OLM scende da 8 euro a 7,99 euro il salario lordo mensile di 250 OLM corrisponde a 1997,5 euro.
Questo significa che 2,5 euro restano all'azienda invece che al lavoratore.
Ora quei 2,5 euro saranno però tassati due volte. Una volta con le tasse aziendali e una seconda volta con le tasse del proprietario d'azienda.
Questo vuol dire che lo stato intasca più soldi senza mettere altre tasse. Ma vuol dire anche meno spese per lo stato perché anche gli impiegati pubblici costano di meno.
È anche possibile che l'azienda usi i soldi in più che si trova per assumere altre persone, che in realtà è proprio quello che vogliamo che accada, perché in questo modo l'azienda espande la produzione e aumenta l'occupazione e forse l'azienda può anche decidere di diminuire il prezzo dei prodotti e/o dei servizi che eroga.
In parole povere l'OLM produrrebbe uno spostamento della curva d'offerta producendo di più a prezzi più bassi e consentendo allo stesso tempo di aumentare l'occupazione.
Il secondo meccanismo, quello dei livelli di merito ha lo scopo di fare in modo che le persone possano avere a disposizione del reddito aggiuntivo.
Come abbiamo visto, il sistema dell'OLM produce sicuramente una riduzione dei costi dello stato in quanto gli impiegati costano di meno e anche le pensioni. Ma è anche vero che ci sono maggiori entrate fiscali dalle tasse aziendali e dalle tasse sulle persone.
Dal momento che aumentano le entrate fiscali è però vero che diminuiscono i soldi destinati ai consumi generali a meno che la banca centrale non abbia fatto crescere lo stock di moneta, cosa che accade abbastanza spesso.
In ogni caso per lo stato si crea dell'extra gettito rispetto alla situazione standard.
Se uno stato ha fatto una manovra di bilancio per ottenere il pareggio quando il valore dell'OLM era a 8 euro, se il valore dell'OLM scende lo stato avrà un bilancio in positivo.
Ora lo stato può decidere di usare un terzo di questo bilancio extra per ridurre il debito mentre i due terzi può distribuirli ai cittadini secondo un criterio di merito che favorisce sia la competizione che la collaborazione sui posti di lavoro.
Chi avrà livelli di merito più alti riceverà una maggiore quota di reddito rispetto a chi ha livelli di merito più bassi.
In questo modo i lavoratori avranno più reddito da destinare ai consumi.
Come vedete i due meccanismi si tengono insieme perché il primo fa diminuire i costi aziendali e quindi produce un aumento dell'offerta, mentre il secondo produce un aumento dei consumi e quindi produce un aumento della domanda.
La mia idea è quella di legare il valore dell'OLM all'inflazione, ma si potrebbe decidere anche che sia stabilito dalla banca centrale secondo parametri più complessi.
Se si attuassero questi meccanismi la crisi economica sono convinto che potremmo superarla alla grande e anzi, si potrebbe andare verso un nuovo periodo di prosperità.
Il mio sistema si basa su due meccanismi separati. L'OLM (ora lavorativa minima) e i livelli di merito.
In tutti i contratti di lavoro viene fissato il minimo salariale da corrispondere ai lavoratori e questo minimo viene di volta in volta concordato in sede di rinnovo contrattuale.
L'introduzione dell'OLM andrebbe a parificare tutti i contratti di lavoro stabilendo un minimo salariale che è uguale per tutto il territorio nazionale e per tutti i tipi di lavoro.
Tutti i salari, le pensioni, ma anche le obbligazioni e le azioni saranno quindi calcolate in OLM.
Per esempio un salario da 2000 euro lorde al mese con il valore dell'OLM a 8 euro corrisponde a un salario lordo mensile di 250 OLM.
La differenza più importante è che l'OLM non è fisso ma varia, di mese in mese, a seconda dell'inflazione (e di altri parametri che possono essere stabiliti da economisti) in modo tale che se l'inflazione sale l'OLM scende e viceversa.
Dal momento che l'inflazione raramente tende a scendere ma anche se di poco tende a salire costantemente, questo vorrebbe dire che se l'OLM scende da 8 euro a 7,99 euro il salario lordo mensile di 250 OLM corrisponde a 1997,5 euro.
Questo significa che 2,5 euro restano all'azienda invece che al lavoratore.
Ora quei 2,5 euro saranno però tassati due volte. Una volta con le tasse aziendali e una seconda volta con le tasse del proprietario d'azienda.
Questo vuol dire che lo stato intasca più soldi senza mettere altre tasse. Ma vuol dire anche meno spese per lo stato perché anche gli impiegati pubblici costano di meno.
È anche possibile che l'azienda usi i soldi in più che si trova per assumere altre persone, che in realtà è proprio quello che vogliamo che accada, perché in questo modo l'azienda espande la produzione e aumenta l'occupazione e forse l'azienda può anche decidere di diminuire il prezzo dei prodotti e/o dei servizi che eroga.
In parole povere l'OLM produrrebbe uno spostamento della curva d'offerta producendo di più a prezzi più bassi e consentendo allo stesso tempo di aumentare l'occupazione.
Il secondo meccanismo, quello dei livelli di merito ha lo scopo di fare in modo che le persone possano avere a disposizione del reddito aggiuntivo.
Come abbiamo visto, il sistema dell'OLM produce sicuramente una riduzione dei costi dello stato in quanto gli impiegati costano di meno e anche le pensioni. Ma è anche vero che ci sono maggiori entrate fiscali dalle tasse aziendali e dalle tasse sulle persone.
Dal momento che aumentano le entrate fiscali è però vero che diminuiscono i soldi destinati ai consumi generali a meno che la banca centrale non abbia fatto crescere lo stock di moneta, cosa che accade abbastanza spesso.
In ogni caso per lo stato si crea dell'extra gettito rispetto alla situazione standard.
Se uno stato ha fatto una manovra di bilancio per ottenere il pareggio quando il valore dell'OLM era a 8 euro, se il valore dell'OLM scende lo stato avrà un bilancio in positivo.
Ora lo stato può decidere di usare un terzo di questo bilancio extra per ridurre il debito mentre i due terzi può distribuirli ai cittadini secondo un criterio di merito che favorisce sia la competizione che la collaborazione sui posti di lavoro.
Chi avrà livelli di merito più alti riceverà una maggiore quota di reddito rispetto a chi ha livelli di merito più bassi.
In questo modo i lavoratori avranno più reddito da destinare ai consumi.
Come vedete i due meccanismi si tengono insieme perché il primo fa diminuire i costi aziendali e quindi produce un aumento dell'offerta, mentre il secondo produce un aumento dei consumi e quindi produce un aumento della domanda.
La mia idea è quella di legare il valore dell'OLM all'inflazione, ma si potrebbe decidere anche che sia stabilito dalla banca centrale secondo parametri più complessi.
Se si attuassero questi meccanismi la crisi economica sono convinto che potremmo superarla alla grande e anzi, si potrebbe andare verso un nuovo periodo di prosperità.
lunedì 11 luglio 2011
La fine del mondo?
No, non c'entrano niente i Maya o Giacobbo. Qui parliamo della fine della civiltà, dell'entrata nella lunga notte... insomma del crollo dell'economia mondiale...
Ehi tu? Sì, proprio tu, non fare finta che non ti riguardi, perché ci sei dentro fino al collo.
Entro il 2 agosto gli Stati Uniti devono trovare un accordo sul loro debito. Un risanamento da 4000 miliardi di dollari. Avete letto bene, 4000 miliardi di risanamento, spalmato in 10 anni. Questo vuol dire 400 miliardi di dollari all'anno una cifra notevolmente superiore a quei 47 miliardi di euro della manovra di Tremonti spalmata oltretutto su 3 anni per la quale noi italiani ci stiamo incazzando (e scusate il termine ma non c'è sinonimo di pari intensità...).
Cosa succederà se non si riuscirà a trovare un accordo tra i Democratici e i Repubblicani? Che gli Stati Uniti saranno costretti a dichiarare bancarotta.
Avete presente lo tsunami del 2006? Quella è poca roba in confronto a quello che potrebbe capitare come conseguenza di una possibile bancarotta statunitense. Lo tsunami economico-finanziario travolgerà la vita di miliardi di persone. Sarà la fine della civiltà per come la conosciamo.
Il fatto che le conseguenze potrebbero essere così devastanti fa pensare a tutti che difficilmente la cosa potrebbe accadere. Come se di fronte al baratro le persone potessero finalmente buttare all'ortiche le loro profonde convinzioni e la loro mentalità di parte per diventare improvvisamente ragionevoli e responsabili.
La verità è che meno male che sono gli americani a dover stabilire le sorti del mondo e non gli italiani.
Perché se dipendesse dal senso di responsabilità e dalla capacità di ragionare degli italiani il 2 agosto gli italiani si preoccuperebbero solo di far apparire l'avversario politico come l'unico responsabile della catastrofe.
Eccoli lì i partiti politici! Associazioni capaci solo di dividere le nazioni, di spaccarle in blocchi contrapposti di tifosi dementi e che di fronte alla catastrofe rischiano e alzano la posta pur di ottenere una vittoria politica.
Tutto il mondo è paese. Gli Stati Uniti hanno dimostrato spesso che i loro partiti riescono a collaborare. Ma aver dipinto Bush come l'incarnazione del diavolo da parte dei democratici non ha fatto altro che alimentare una profonda spaccatura anche lì. I repubblicani hanno fatto la stessa cosa nei confronti di Obama come reazione.
Eccoci al punto. A questo mondo sono le persone ragionevoli che stanno perdendo.
E tu? Cosa sei? Sei una persona ragionevole? O sei un tifoso? La mattina quando ti alzi pensi di poter fare qualcosa per questo mondo oppure pensi che il mondo sarebbe migliore solo se non ci fosse la destra o la sinistra a seconda di come la pensi?
Ehi tu? Sì, proprio tu, non fare finta che non ti riguardi, perché ci sei dentro fino al collo.
Entro il 2 agosto gli Stati Uniti devono trovare un accordo sul loro debito. Un risanamento da 4000 miliardi di dollari. Avete letto bene, 4000 miliardi di risanamento, spalmato in 10 anni. Questo vuol dire 400 miliardi di dollari all'anno una cifra notevolmente superiore a quei 47 miliardi di euro della manovra di Tremonti spalmata oltretutto su 3 anni per la quale noi italiani ci stiamo incazzando (e scusate il termine ma non c'è sinonimo di pari intensità...).
Cosa succederà se non si riuscirà a trovare un accordo tra i Democratici e i Repubblicani? Che gli Stati Uniti saranno costretti a dichiarare bancarotta.
Avete presente lo tsunami del 2006? Quella è poca roba in confronto a quello che potrebbe capitare come conseguenza di una possibile bancarotta statunitense. Lo tsunami economico-finanziario travolgerà la vita di miliardi di persone. Sarà la fine della civiltà per come la conosciamo.
Il fatto che le conseguenze potrebbero essere così devastanti fa pensare a tutti che difficilmente la cosa potrebbe accadere. Come se di fronte al baratro le persone potessero finalmente buttare all'ortiche le loro profonde convinzioni e la loro mentalità di parte per diventare improvvisamente ragionevoli e responsabili.
La verità è che meno male che sono gli americani a dover stabilire le sorti del mondo e non gli italiani.
Perché se dipendesse dal senso di responsabilità e dalla capacità di ragionare degli italiani il 2 agosto gli italiani si preoccuperebbero solo di far apparire l'avversario politico come l'unico responsabile della catastrofe.
Eccoli lì i partiti politici! Associazioni capaci solo di dividere le nazioni, di spaccarle in blocchi contrapposti di tifosi dementi e che di fronte alla catastrofe rischiano e alzano la posta pur di ottenere una vittoria politica.
Tutto il mondo è paese. Gli Stati Uniti hanno dimostrato spesso che i loro partiti riescono a collaborare. Ma aver dipinto Bush come l'incarnazione del diavolo da parte dei democratici non ha fatto altro che alimentare una profonda spaccatura anche lì. I repubblicani hanno fatto la stessa cosa nei confronti di Obama come reazione.
Eccoci al punto. A questo mondo sono le persone ragionevoli che stanno perdendo.
E tu? Cosa sei? Sei una persona ragionevole? O sei un tifoso? La mattina quando ti alzi pensi di poter fare qualcosa per questo mondo oppure pensi che il mondo sarebbe migliore solo se non ci fosse la destra o la sinistra a seconda di come la pensi?
venerdì 8 luglio 2011
Bipolarismo e separazione dei poteri.
Il bipolarismo o il bipartitismo possono essere democratici solo ed esclusivamente se non esiste vincolo di mandato per i rappresentanti.
Qualcuno di voi già starà storcendo il naso pensando a Scilipoti o Mastella, ma l'argomento è serio ed è necessario discuterne.
Il "bipolarismo all'Italiana" in cui devono esserci schieramenti nettamente separati e contrapposti e che prevedono un solco invalicabile tra uno schieramento e gli altri non fa altro che portare l'Italia verso la dittatura della maggioranza.
Le repubbliche parlamentari esprimono la loro democraticità tanto più è possibile trovare una mediazione degli interessi e delle visioni personali all'interno del parlamento. Se si attuano leggi elettorali che costringono i partiti a fare una mediazione prima di entrare in parlamento le cose possono degenerare alquanto.
Una mediazione è tanto più democratica quanto maggiore è la distanza ideologica delle parti che devono trovare l'accordo. Teoricamente è più democratica una mediazione fatta tra PDL e IDV che non una fatta tra PDL e UDC oppure tra IDV e PD.
Una legge elettorale che costringe i partiti a raggrupparsi cercando quanto più possibile di essere "omogenei" tra loro di fatto rende più povero il confronto democratico.
Perché quando un gruppo omogeneo poi vince le elezioni ha la maggioranza necessaria per legiferare senza dover fare mediazioni con gli altri gruppi.
Le leggi vengono fatte quindi non nell'interesse degli italiani ma nell'interesse dei sostenitori del gruppo omogeno che ha vinto le elezioni (non sempre, ma in linea di massima sì).
In una repubblica parlamentare dove l'esecutivo viene eletto dal parlamento e da questo riceve la fiducia la democraticità è maggiore se le maggioranze si creano dopo il voto e non prima.
In Germania le maggioranze si formano dopo il voto e non prima anche se è ovvio che alleanze storiche tendono a riproporsi.
Anche in Inghilterra avviene lo stesso anche se lì c'è una monarchia parlamentare, un sistema maggioritario e un forte bipartitismo. L'ultimo governo di Cameron però ha visto la necessaria collaborazione di un terzo partito, senza il quale Cameron non potrebbe governare.
Ma Cameron non si è presentato ai blocchi di partenza insieme ai liberaldemocratici. L'alleanza non è nata prima, ma dopo.
E poi c'è il caso degli Stati Uniti. Lì sì che c'è un bipartitismo molto forte, ma c'è anche una repubblica presidenziale con una separazione tra potere legislativo e potere esecutivo. C'è una piccola interferenza tra i due poteri che vanno a costituire il cosiddetto sistema del "checks and balances". Il presidente ha il diritto di rigettare una legge, anche all'infinito e il parlamento fa la legge di bilancio.
Questa separazione dei poteri garantisce la mediazione nella stragrande maggioranza dei casi. È anche vero che spesso tra i due partiti c'è molta meno differenza di quanta ce ne sia nei partiti tradizionali europei, ma il fatto che esecutivo e legislativo siano separati tra loro spesso ha determinato un parlamento di un colore e una presidenza di colore opposto.
Non può esistere una terza via "all'italiana". Se si sceglie di stare in una repubblica parlamentare è necessario creare un sistema elettorale dove le maggioranze si formano dopo le elezioni e questo caratterizza sicuramente un voto più ideologico che non pratico. Viceversa se si vuole poter scegliere in anticipo un programma e una maggioranza è necessario passare a un sistema presidenziale.
Maggioranze precostituite in un sistema parlamentare non si vedono in nessuna delle grandi democrazie ma ricordano abbastanza gli stati dittatoriali del sudamerica.
Il mio punto di vista personale è che mentre la separazione dei poteri è una necessità assoluta, perché non si concentra nelle mani di pochi troppo potere, il bipolarismo e il bipartitismo ma in generale tutti i partiti sono superflui.
Si possono raggiungere risultati ancora migliori attraverso le assemblee popolari il cui tasso di democraticità è nettamente maggiore di quello di ogni partito.
La ragione è evidente. Ci sono partiti che nella loro storia hanno sostenuto o sostengono idee che non sono democratiche oppure che non hanno al loro interno una vera democraticità.
Le assemblee popolari invece sono democratiche perché le regole che le costituiscono sono democratiche.
Bisogna riuscire a uscire dalla cultura della contrapposizione e della guerra fredda civile tra blocchi partitici e politici contrapposti per dare finalmente spazio all'unica cosa che ci distingue dagli animali, ovvero la ragione.
Qualcuno di voi già starà storcendo il naso pensando a Scilipoti o Mastella, ma l'argomento è serio ed è necessario discuterne.
Il "bipolarismo all'Italiana" in cui devono esserci schieramenti nettamente separati e contrapposti e che prevedono un solco invalicabile tra uno schieramento e gli altri non fa altro che portare l'Italia verso la dittatura della maggioranza.
Le repubbliche parlamentari esprimono la loro democraticità tanto più è possibile trovare una mediazione degli interessi e delle visioni personali all'interno del parlamento. Se si attuano leggi elettorali che costringono i partiti a fare una mediazione prima di entrare in parlamento le cose possono degenerare alquanto.
Una mediazione è tanto più democratica quanto maggiore è la distanza ideologica delle parti che devono trovare l'accordo. Teoricamente è più democratica una mediazione fatta tra PDL e IDV che non una fatta tra PDL e UDC oppure tra IDV e PD.
Una legge elettorale che costringe i partiti a raggrupparsi cercando quanto più possibile di essere "omogenei" tra loro di fatto rende più povero il confronto democratico.
Perché quando un gruppo omogeneo poi vince le elezioni ha la maggioranza necessaria per legiferare senza dover fare mediazioni con gli altri gruppi.
Le leggi vengono fatte quindi non nell'interesse degli italiani ma nell'interesse dei sostenitori del gruppo omogeno che ha vinto le elezioni (non sempre, ma in linea di massima sì).
In una repubblica parlamentare dove l'esecutivo viene eletto dal parlamento e da questo riceve la fiducia la democraticità è maggiore se le maggioranze si creano dopo il voto e non prima.
In Germania le maggioranze si formano dopo il voto e non prima anche se è ovvio che alleanze storiche tendono a riproporsi.
Anche in Inghilterra avviene lo stesso anche se lì c'è una monarchia parlamentare, un sistema maggioritario e un forte bipartitismo. L'ultimo governo di Cameron però ha visto la necessaria collaborazione di un terzo partito, senza il quale Cameron non potrebbe governare.
Ma Cameron non si è presentato ai blocchi di partenza insieme ai liberaldemocratici. L'alleanza non è nata prima, ma dopo.
E poi c'è il caso degli Stati Uniti. Lì sì che c'è un bipartitismo molto forte, ma c'è anche una repubblica presidenziale con una separazione tra potere legislativo e potere esecutivo. C'è una piccola interferenza tra i due poteri che vanno a costituire il cosiddetto sistema del "checks and balances". Il presidente ha il diritto di rigettare una legge, anche all'infinito e il parlamento fa la legge di bilancio.
Questa separazione dei poteri garantisce la mediazione nella stragrande maggioranza dei casi. È anche vero che spesso tra i due partiti c'è molta meno differenza di quanta ce ne sia nei partiti tradizionali europei, ma il fatto che esecutivo e legislativo siano separati tra loro spesso ha determinato un parlamento di un colore e una presidenza di colore opposto.
Non può esistere una terza via "all'italiana". Se si sceglie di stare in una repubblica parlamentare è necessario creare un sistema elettorale dove le maggioranze si formano dopo le elezioni e questo caratterizza sicuramente un voto più ideologico che non pratico. Viceversa se si vuole poter scegliere in anticipo un programma e una maggioranza è necessario passare a un sistema presidenziale.
Maggioranze precostituite in un sistema parlamentare non si vedono in nessuna delle grandi democrazie ma ricordano abbastanza gli stati dittatoriali del sudamerica.
Il mio punto di vista personale è che mentre la separazione dei poteri è una necessità assoluta, perché non si concentra nelle mani di pochi troppo potere, il bipolarismo e il bipartitismo ma in generale tutti i partiti sono superflui.
Si possono raggiungere risultati ancora migliori attraverso le assemblee popolari il cui tasso di democraticità è nettamente maggiore di quello di ogni partito.
La ragione è evidente. Ci sono partiti che nella loro storia hanno sostenuto o sostengono idee che non sono democratiche oppure che non hanno al loro interno una vera democraticità.
Le assemblee popolari invece sono democratiche perché le regole che le costituiscono sono democratiche.
Bisogna riuscire a uscire dalla cultura della contrapposizione e della guerra fredda civile tra blocchi partitici e politici contrapposti per dare finalmente spazio all'unica cosa che ci distingue dagli animali, ovvero la ragione.
lunedì 4 luglio 2011
Come lo salviamo il mondo?
http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/ambiente/articolo/lstp/409863/
Ci sono riserve di cibo al mondo solo per 116 giorni e ovviamente ci sono le speculazioni sui terreni e sui biocarburanti da parte del mondo occidentale.
Io già me lo immagino il cittadino occidentale con il suo bel SUV a biocarburante che va in giro fiero di aver salvato il mondo dalle emissioni cattive di CO2 e che ignora del tutto che grazie a lui muoiono di fame ogni anno decine di milioni di persone...
Del resto non è colpa sua. Se perfino nello stesso giornale e nello stesso giorno esce fuori un articolo come questo:
http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/ambiente/articolo/lstp/409865/
In questo articolo si definisce "promettente" l'uso dei biocarburanti. Promettenti per cosa? Per aumentare ancora di più la fame nel mondo?
Ma qualcuno lo vuole capire che bisogna fermarlo questo scellerato mercato in cui per produrre energia condanniamo a morte certa per fame milioni di persone?
In questo stesso articolo si parla poi dei cambiamenti climatici, sottointendendo che la colpa di tutto ciò va data al petrolio e al carbone e siccome l'ignoranza regna sovrana si vede come soluzione il gas naturale che viene considerato meno "inquinante". La CO2 non è un elemento "inquinante" visto che viene usato dalle piante e trasformata in "zuccheri" attraverso la fotosintesi. Ma quello che l'autore dell'articolo forse ignora è che il potere "serra" del metano è 21 volte superiore a quello della CO2.
Inoltre si prevedono scenari di innalzamento dei mari, siccità e altre fantastiche cose catastrofiche di cui l'unico responsabile è l'uomo... anzi, le lobby dell'energia...
Peccato però che poi escano notizie come questa:
http://www.meteogiornale.it/notizia/20743-1-il-sole-va-in-letargo
L'attività solare sta rallentando e potremmo (condizionale d'obbligo visto che nessuno aveva previsto il rallentamento dell'attività solare, vista la nostra scarsa conoscenza in merito) trovarci di fronte a un nuovo minimo solare come quelli di Dalton o Maunder.
Se questo dovesse avvenire e la temperatura del pianeta dovesse scendere come è del tutto prevedibile, tutte le dichiarazioni fatte sulle cause antropiche del riscaldamento terrestre finiranno nel cesso e giustamente scaricate come si conviene a un pacco di "stronzate".
Ma non è tutto. Se tutto questo dovesse accadere, noi i pannelli solari ce li diamo sulle gengive? Perché la teoria vuole che a un rallentamento o a un letargo dell'attività magnetica del Sole corrisponde anche una maggiore copertura nuvolosa. E questa copertura non solo fa diminuire la temperatura, ma produce "ombra" che fa abbassare notevolmente la resa dei pannelli fotovoltaici.
Le politiche "green" che fanno tanto FIGO chi le porta avanti, come se fosse un salvatore del mondo dalle cattive lobby petrolifere e dai cattivi governi che vogliono bombardare i cittadini con le radiazioni nucleari, generano VITTIME REALI nei paesi del terzo mondo. LA GENTE MUORE DI FAME PER COLPA DI QUESTE IDEE!
E per colpa di queste idee il costo dell'energia sale e questo non fa altro che danneggiare ulteriormente la gente povera. Ai ricchi non gliene importa nulla di pagare di più l'energia. Avete idea di quanti metri quadrati di pannelli solari possono istallarsi sui tetti delle loro case persone come Bill Gates o per restare in Italia, Berlusconi? Talmente tanti da poter perfino vendere energia agli altri.
Ve la immaginate invece una palazzina di otto piani con tre appartamenti a piano che vuole istallarsi i pannelli solari per risparmiare? Anche a coprire tutto il tetto di pannelli solari il contributo che spetta a ogni appartamento è minimo e saranno sempre costretti a comprare energia.
Gli impianti solari o eolici "domestici" sono più redditizi se installati su una villa che su una palazzina popolare. Ancora una volta il fiume va al mare e chi ci guadagna sono i ricchi e il citriolo gira gira finisce sempre nel solito posto...
Ma dire tutto ciò non fa FIGO. Diventi il cattivo nuclearista che vuole irradiare il mondo con le radiazioni atomiche.
E non importa un fico secco se esistono centrali che potrebbero funzionare perfino con le scorie oppure centrali come il Rubbiatron (http://it.wikipedia.org/wiki/Rubbiatron ) che potrebbe ridurre le scorte mondiali di plutonio e potrebbe far passare la radiotossicità delle scorie da centinaia di migliaia di anni a soli 500 anni.
Essere "green" fa FIGO, ma uccide milioni di persone ogni anno. Essere nuclearisti è come essere amici del diavolo, peccato che le centrali nucleari abbiano fatto molte meno vittime da quando esistono di quante ne produce un solo mese di politica "green" e siano una fonte energetica economica e che quindi costa meno ai cittadini sia sulla bolletta, ma soprattutto sui consumi perché oltre a essere i cittadini a risparmiare sulla bolletta, sono imprese, industrie e commercianti che avendo minori spese hanno anche profitti più alti e questo si traduce in nuovi posti di lavoro, maggiore concorrenza e prezzi più bassi.
Come lo salviamo il mondo? Spero che lo si salvi usando la ragione. E la ragione tante volte è controintuitiva. Ti fa vedere le magagne dove non vorresti che ci fossero e ti fa vedere le cose buone dove non pensavi che ci fossero.
Ci sono riserve di cibo al mondo solo per 116 giorni e ovviamente ci sono le speculazioni sui terreni e sui biocarburanti da parte del mondo occidentale.
Io già me lo immagino il cittadino occidentale con il suo bel SUV a biocarburante che va in giro fiero di aver salvato il mondo dalle emissioni cattive di CO2 e che ignora del tutto che grazie a lui muoiono di fame ogni anno decine di milioni di persone...
Del resto non è colpa sua. Se perfino nello stesso giornale e nello stesso giorno esce fuori un articolo come questo:
http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/ambiente/articolo/lstp/409865/
In questo articolo si definisce "promettente" l'uso dei biocarburanti. Promettenti per cosa? Per aumentare ancora di più la fame nel mondo?
Ma qualcuno lo vuole capire che bisogna fermarlo questo scellerato mercato in cui per produrre energia condanniamo a morte certa per fame milioni di persone?
In questo stesso articolo si parla poi dei cambiamenti climatici, sottointendendo che la colpa di tutto ciò va data al petrolio e al carbone e siccome l'ignoranza regna sovrana si vede come soluzione il gas naturale che viene considerato meno "inquinante". La CO2 non è un elemento "inquinante" visto che viene usato dalle piante e trasformata in "zuccheri" attraverso la fotosintesi. Ma quello che l'autore dell'articolo forse ignora è che il potere "serra" del metano è 21 volte superiore a quello della CO2.
Inoltre si prevedono scenari di innalzamento dei mari, siccità e altre fantastiche cose catastrofiche di cui l'unico responsabile è l'uomo... anzi, le lobby dell'energia...
Peccato però che poi escano notizie come questa:
http://www.meteogiornale.it/notizia/20743-1-il-sole-va-in-letargo
L'attività solare sta rallentando e potremmo (condizionale d'obbligo visto che nessuno aveva previsto il rallentamento dell'attività solare, vista la nostra scarsa conoscenza in merito) trovarci di fronte a un nuovo minimo solare come quelli di Dalton o Maunder.
Se questo dovesse avvenire e la temperatura del pianeta dovesse scendere come è del tutto prevedibile, tutte le dichiarazioni fatte sulle cause antropiche del riscaldamento terrestre finiranno nel cesso e giustamente scaricate come si conviene a un pacco di "stronzate".
Ma non è tutto. Se tutto questo dovesse accadere, noi i pannelli solari ce li diamo sulle gengive? Perché la teoria vuole che a un rallentamento o a un letargo dell'attività magnetica del Sole corrisponde anche una maggiore copertura nuvolosa. E questa copertura non solo fa diminuire la temperatura, ma produce "ombra" che fa abbassare notevolmente la resa dei pannelli fotovoltaici.
Le politiche "green" che fanno tanto FIGO chi le porta avanti, come se fosse un salvatore del mondo dalle cattive lobby petrolifere e dai cattivi governi che vogliono bombardare i cittadini con le radiazioni nucleari, generano VITTIME REALI nei paesi del terzo mondo. LA GENTE MUORE DI FAME PER COLPA DI QUESTE IDEE!
E per colpa di queste idee il costo dell'energia sale e questo non fa altro che danneggiare ulteriormente la gente povera. Ai ricchi non gliene importa nulla di pagare di più l'energia. Avete idea di quanti metri quadrati di pannelli solari possono istallarsi sui tetti delle loro case persone come Bill Gates o per restare in Italia, Berlusconi? Talmente tanti da poter perfino vendere energia agli altri.
Ve la immaginate invece una palazzina di otto piani con tre appartamenti a piano che vuole istallarsi i pannelli solari per risparmiare? Anche a coprire tutto il tetto di pannelli solari il contributo che spetta a ogni appartamento è minimo e saranno sempre costretti a comprare energia.
Gli impianti solari o eolici "domestici" sono più redditizi se installati su una villa che su una palazzina popolare. Ancora una volta il fiume va al mare e chi ci guadagna sono i ricchi e il citriolo gira gira finisce sempre nel solito posto...
Ma dire tutto ciò non fa FIGO. Diventi il cattivo nuclearista che vuole irradiare il mondo con le radiazioni atomiche.
E non importa un fico secco se esistono centrali che potrebbero funzionare perfino con le scorie oppure centrali come il Rubbiatron (http://it.wikipedia.org/wiki/Rubbiatron ) che potrebbe ridurre le scorte mondiali di plutonio e potrebbe far passare la radiotossicità delle scorie da centinaia di migliaia di anni a soli 500 anni.
Essere "green" fa FIGO, ma uccide milioni di persone ogni anno. Essere nuclearisti è come essere amici del diavolo, peccato che le centrali nucleari abbiano fatto molte meno vittime da quando esistono di quante ne produce un solo mese di politica "green" e siano una fonte energetica economica e che quindi costa meno ai cittadini sia sulla bolletta, ma soprattutto sui consumi perché oltre a essere i cittadini a risparmiare sulla bolletta, sono imprese, industrie e commercianti che avendo minori spese hanno anche profitti più alti e questo si traduce in nuovi posti di lavoro, maggiore concorrenza e prezzi più bassi.
Come lo salviamo il mondo? Spero che lo si salvi usando la ragione. E la ragione tante volte è controintuitiva. Ti fa vedere le magagne dove non vorresti che ci fossero e ti fa vedere le cose buone dove non pensavi che ci fossero.
martedì 28 giugno 2011
Sconfiggere la povertà...
Chi ha l'ambizione di voler ridisegnare una società deve cercare almeno di trovare soluzioni che possano risolvere problemi decennali se non addirittura secolari.
Fare in modo che i poveri possano "rientrare" nel gioco e non essere "abbandonati" a se stessi dalla società è sicuramente uno degli obiettivi che ci si deve porre.
Come si può fare per rendere i poveri "meno poveri"?
Teniamo presente che il sentimento di povertà è ben più importante della reale povertà economica.
Molte persone che rientrano nella fascia di povertà oggi, possiedono beni come quelli che aveva la classe media 50 anni fa. E un cittadino medio di oggi, vive molto meglio di un re medioevale pur non avendo forzieri d'oro e castelli.
Il concetto di povertà è relativo al benessere generale. In una situazione di povertà diffusa il cittadino povero condivide la sua situazione e di conseguenza si sente più integrato nella società di un povero che vive dove c'è un benessere diffuso.
Tanto più il reddito di un cittadino povero si distacca dal reddito medio e tanto più si sentirà povero.
Se 99 cittadini guadagnano 1 soldo e un cittadino guadagna 101 soldi, mediamente tutti i cittadini guadagneranno 2 soldi. La distanza del cittadino povero dal cittadino medio (che non esiste in questa situazione) è quindi di 1 soldo.
Viceversa se 10 cittadini guadagnano 1 soldo, 20 guadagnano 5 soldi, 40 cittadini guadagnano 10, 20 guadagnano 50 e gli ultimi 10 guadagnano 100 abbiamo un reddito complessivo di 2510 soldi e un reddito medio di 25,1 soldi. In questa situazione il cittadino povero che guadagna 1 soldo è distante di 24,1 soldi dal reddito medio e quindi si sentirà più povero.
Rispetto alla situazione precedente, il cittadino più ricco ha un reddito che si distacca di 74,9 soldi dal reddito medio mentre il cittadino più ricco della situazione precedente si distaccava dal reddito medio di 99 soldi.
I cittadini ricchi del secondo esempio sono "più poveri" del cittadino ricco del primo esempio, eppure un cittadino povero si sente più povero nel secondo esempio che non nel primo, perché il suo reddito si misura anche con i redditi di tutti gli altri e non solo dei più ricchi.
Si può notare come complessivamene le persone che nel primo esempio guadagnavano meno del reddito medio erano il 99% mentre nel secondo esempio erano il 70%
Nonostante le condizioni di vita generali sono migliorate (più reddito complessivo, minor numero di poveri), la gente si sente più povera nel secondo caso che non nel primo.
Nei costi di un'impresa ci sono i salari dei dipendenti. Se si vuole evitare che questi costi possano essere ridotti attraverso una diminuzione dei dipendenti o attraverso (laddove è possibile) una riduzione del salario è necessario che si attuino delle politiche che facilitino la diminuzione di tutti gli altri tipi di costi che un'azienda può avere. Quindi il costo dell'energia, delle materie prime, dei tassi d'interesse e di tutte le altre possibili componenti dei costi.
Ho già parlato in alte occasioni ( http://nuovadem.blogspot.com/2011/01/la-moneta-drogata-e-la-crisi-mondiale.html ) che anche una diminuzione del salario nominale può essere un vantaggio se in cambio si ottiene maggior potere d'acquisto.
Una società di questo tipo in pratica creerebbe uno spostamento della curva di offerta permettendo alle imprese di produrre maggiore quantità a prezzi più bassi.
Pagare di meno l'energia tra le altre cose produrrebbe un effetto di questo tipo.
Uno dei metodi per affrontare la povertà è quello di attuare delle politiche socialdemocratiche. Il problema della socialdemocrazia è uno stato molto pesante che alla fine tende a deprimere l'economia.
Infatti moltissime socialdemocrazie hanno liberalizzato o si sono totalmente aperte all'economia del libero mercato.
Io sostengo che si possono ottenere gli stessi vantaggi della socialdemocrazia, ma con uno stato minimo e il libero mercato.
Anche nel libro di economia da me citato che ha tra i suoi autori Ben Bernanke, l'attuale presidente della federal reserve, tra le soluzioni individuate per combattere la povertà c'è il trasferimento di reddito.
Ovviamente il problema del trasferimento di reddito è che la gente perderebbe l'incentivo a lavorare sodo se gli venisse concesso del reddito aggiuntivo gratuito.
Ma io sono convinto che la gente preferirebbe pensare che questo reddito aggiuntivo, anche se è un trasferimento di reddito, se l'è guadagnato.
Da qui la mia idea di creare un meccanismo di trasferimento che metta insieme il merito sul lavoro con il merito sociale.
Attraverso la creazione di livelli di merito chi ottiene livelli più elevati ottiene un maggiore trasferimento di reddito.
Per evitare che questo metodo sia "sabotato" è importante che sia applicato a tutti i cittadini indipendentemente dal reddito di partenza.
Anche se può sembrare contraddittorio che un ricco partecipi alla divisione di questo trasferimento di reddito, in realtà quello che conta è il volume di denaro che si riceve e quello che invece si paga con le tasse.
Prendiamo, per esempio, la situazione della divisione del reddito precedente, quello del secondo esempio e per semplicità ipotizziamo che tutti i cittadini abbiano livello di merito 1. Supponiamo che tutti i cittadini paghino una tassa del 30% del loro reddito e sempre per semplicità che tutta la quota sia interamente restituita in trasferimento di reddito.
Questo significa che per ogni livello di merito deve essere restituito un reddito di 7,53 soldi.
Di conseguenza ecco come dopo la distribuzione sarà il reddito:
10 persone avranno un reddito di 8,23 soldi
20 persone avranno un reddito di 11,03 soldi
40 persone avranno un reddito di 14,53 soldi
20 persone avranno un reddito di 42,53 soldi
10 persone avranno un reddito di 77,53 soldi
Rispetto a prima ora le persone più povere distano dal reddito medio per soli 16,87 soldi e possiede 7,23 soldi in più da spendere per vivere.
Come potete notare, tutte le fascie di reddito al di sotto del reddito medio ci guadagnano.
Prima la distanza tra il più ricco e il più povero era di 99 soldi, mentre ora la distanza si è ridotta a 69,3 soldi.
Questo tipo di politica funziona perché collega il guadagno di livelli di merito al rendimento sul lavoro, alla collaborazione con i colleghi (e quindi vengono punite tutte le strategie volte a fare carriera facendo le scarpe ai colleghi...) e alla partecipazione politica e sociale, perché cosa da non dimenticare il mio modello di società si basa sulle assemblee cittadine invece che sui partiti politici e per mantenere viva una società di questo tipo è necessario che i cittadini siano incentivati a partecipare. L'introduzione dei livelli di merito può risolvere molti problemi.
Ovviamente non è la panacea di tutti i mali. Deve essere fatta con criterio per funzionare e deve essere fatto in modo da favorire la produzione e il risparmio.
L'idea di fare politiche "più costose" che verranno bilanciate dal trasferimento di reddito basato sui livelli di merito, toglietevelo dalla testa.
Una vera democrazia può essere longeva e prospera solo se minimizza i costi sociali e quindi abbassa i costi economici e fa diminuire o annulla possibili tensioni sociali.
Fare politiche che alzano i costi di produzione (reddito dei dipendenti escluso) è da irresponsabili e possono portare alla dissoluzione di equilibri democratici importantissimi.
Minimizzare i costi sociali non è un suggerimento, è l'unica cosa. Senza questo importante principio nessun sistema democratico può reggere a lungo. Ed è a causa di politiche che non minimizzano i costi sociali che ogni sistema è destinato a fallire.
Di conseguenza qualsiasi società, e in particolare una società democratica, può sopravvivere se e solo se rispetta il principio di minizzare i costi sociali. Tutte le politiche che minimizzano i costi alla fine convergono verso un sistema democratico.
La povertà, può essere sconfitta, basta la volontà e la ragione.
Fare in modo che i poveri possano "rientrare" nel gioco e non essere "abbandonati" a se stessi dalla società è sicuramente uno degli obiettivi che ci si deve porre.
Come si può fare per rendere i poveri "meno poveri"?
Teniamo presente che il sentimento di povertà è ben più importante della reale povertà economica.
Molte persone che rientrano nella fascia di povertà oggi, possiedono beni come quelli che aveva la classe media 50 anni fa. E un cittadino medio di oggi, vive molto meglio di un re medioevale pur non avendo forzieri d'oro e castelli.
Il concetto di povertà è relativo al benessere generale. In una situazione di povertà diffusa il cittadino povero condivide la sua situazione e di conseguenza si sente più integrato nella società di un povero che vive dove c'è un benessere diffuso.
Tanto più il reddito di un cittadino povero si distacca dal reddito medio e tanto più si sentirà povero.
Se 99 cittadini guadagnano 1 soldo e un cittadino guadagna 101 soldi, mediamente tutti i cittadini guadagneranno 2 soldi. La distanza del cittadino povero dal cittadino medio (che non esiste in questa situazione) è quindi di 1 soldo.
Viceversa se 10 cittadini guadagnano 1 soldo, 20 guadagnano 5 soldi, 40 cittadini guadagnano 10, 20 guadagnano 50 e gli ultimi 10 guadagnano 100 abbiamo un reddito complessivo di 2510 soldi e un reddito medio di 25,1 soldi. In questa situazione il cittadino povero che guadagna 1 soldo è distante di 24,1 soldi dal reddito medio e quindi si sentirà più povero.
Rispetto alla situazione precedente, il cittadino più ricco ha un reddito che si distacca di 74,9 soldi dal reddito medio mentre il cittadino più ricco della situazione precedente si distaccava dal reddito medio di 99 soldi.
I cittadini ricchi del secondo esempio sono "più poveri" del cittadino ricco del primo esempio, eppure un cittadino povero si sente più povero nel secondo esempio che non nel primo, perché il suo reddito si misura anche con i redditi di tutti gli altri e non solo dei più ricchi.
Si può notare come complessivamene le persone che nel primo esempio guadagnavano meno del reddito medio erano il 99% mentre nel secondo esempio erano il 70%
Nonostante le condizioni di vita generali sono migliorate (più reddito complessivo, minor numero di poveri), la gente si sente più povera nel secondo caso che non nel primo.
Nei costi di un'impresa ci sono i salari dei dipendenti. Se si vuole evitare che questi costi possano essere ridotti attraverso una diminuzione dei dipendenti o attraverso (laddove è possibile) una riduzione del salario è necessario che si attuino delle politiche che facilitino la diminuzione di tutti gli altri tipi di costi che un'azienda può avere. Quindi il costo dell'energia, delle materie prime, dei tassi d'interesse e di tutte le altre possibili componenti dei costi.
Ho già parlato in alte occasioni ( http://nuovadem.blogspot.com/2011/01/la-moneta-drogata-e-la-crisi-mondiale.html ) che anche una diminuzione del salario nominale può essere un vantaggio se in cambio si ottiene maggior potere d'acquisto.
Una società di questo tipo in pratica creerebbe uno spostamento della curva di offerta permettendo alle imprese di produrre maggiore quantità a prezzi più bassi.
Pagare di meno l'energia tra le altre cose produrrebbe un effetto di questo tipo.
Uno dei metodi per affrontare la povertà è quello di attuare delle politiche socialdemocratiche. Il problema della socialdemocrazia è uno stato molto pesante che alla fine tende a deprimere l'economia.
Infatti moltissime socialdemocrazie hanno liberalizzato o si sono totalmente aperte all'economia del libero mercato.
Io sostengo che si possono ottenere gli stessi vantaggi della socialdemocrazia, ma con uno stato minimo e il libero mercato.
Anche nel libro di economia da me citato che ha tra i suoi autori Ben Bernanke, l'attuale presidente della federal reserve, tra le soluzioni individuate per combattere la povertà c'è il trasferimento di reddito.
Ovviamente il problema del trasferimento di reddito è che la gente perderebbe l'incentivo a lavorare sodo se gli venisse concesso del reddito aggiuntivo gratuito.
Ma io sono convinto che la gente preferirebbe pensare che questo reddito aggiuntivo, anche se è un trasferimento di reddito, se l'è guadagnato.
Da qui la mia idea di creare un meccanismo di trasferimento che metta insieme il merito sul lavoro con il merito sociale.
Attraverso la creazione di livelli di merito chi ottiene livelli più elevati ottiene un maggiore trasferimento di reddito.
Per evitare che questo metodo sia "sabotato" è importante che sia applicato a tutti i cittadini indipendentemente dal reddito di partenza.
Anche se può sembrare contraddittorio che un ricco partecipi alla divisione di questo trasferimento di reddito, in realtà quello che conta è il volume di denaro che si riceve e quello che invece si paga con le tasse.
Prendiamo, per esempio, la situazione della divisione del reddito precedente, quello del secondo esempio e per semplicità ipotizziamo che tutti i cittadini abbiano livello di merito 1. Supponiamo che tutti i cittadini paghino una tassa del 30% del loro reddito e sempre per semplicità che tutta la quota sia interamente restituita in trasferimento di reddito.
Questo significa che per ogni livello di merito deve essere restituito un reddito di 7,53 soldi.
Di conseguenza ecco come dopo la distribuzione sarà il reddito:
10 persone avranno un reddito di 8,23 soldi
20 persone avranno un reddito di 11,03 soldi
40 persone avranno un reddito di 14,53 soldi
20 persone avranno un reddito di 42,53 soldi
10 persone avranno un reddito di 77,53 soldi
Rispetto a prima ora le persone più povere distano dal reddito medio per soli 16,87 soldi e possiede 7,23 soldi in più da spendere per vivere.
Come potete notare, tutte le fascie di reddito al di sotto del reddito medio ci guadagnano.
Prima la distanza tra il più ricco e il più povero era di 99 soldi, mentre ora la distanza si è ridotta a 69,3 soldi.
Questo tipo di politica funziona perché collega il guadagno di livelli di merito al rendimento sul lavoro, alla collaborazione con i colleghi (e quindi vengono punite tutte le strategie volte a fare carriera facendo le scarpe ai colleghi...) e alla partecipazione politica e sociale, perché cosa da non dimenticare il mio modello di società si basa sulle assemblee cittadine invece che sui partiti politici e per mantenere viva una società di questo tipo è necessario che i cittadini siano incentivati a partecipare. L'introduzione dei livelli di merito può risolvere molti problemi.
Ovviamente non è la panacea di tutti i mali. Deve essere fatta con criterio per funzionare e deve essere fatto in modo da favorire la produzione e il risparmio.
L'idea di fare politiche "più costose" che verranno bilanciate dal trasferimento di reddito basato sui livelli di merito, toglietevelo dalla testa.
Una vera democrazia può essere longeva e prospera solo se minimizza i costi sociali e quindi abbassa i costi economici e fa diminuire o annulla possibili tensioni sociali.
Fare politiche che alzano i costi di produzione (reddito dei dipendenti escluso) è da irresponsabili e possono portare alla dissoluzione di equilibri democratici importantissimi.
Minimizzare i costi sociali non è un suggerimento, è l'unica cosa. Senza questo importante principio nessun sistema democratico può reggere a lungo. Ed è a causa di politiche che non minimizzano i costi sociali che ogni sistema è destinato a fallire.
Di conseguenza qualsiasi società, e in particolare una società democratica, può sopravvivere se e solo se rispetta il principio di minizzare i costi sociali. Tutte le politiche che minimizzano i costi alla fine convergono verso un sistema democratico.
La povertà, può essere sconfitta, basta la volontà e la ragione.
sabato 25 giugno 2011
Parliamo di economia...
Direttamente dal libro "Principi di Economia" di Robert H. Frank e Ben S. Bernanke (attuale presidente della Federal Reserve) edito da McGraw-Hill nel 2004:
"Principio di scarsità (o principio secondo cui nessun pasto è gratis) benché i nostri bisogni e desideri siano illimitati, le risorse disponibili sono limitate. Pertanto avere una quantità maggiore di qualcosa significa generalmente possedere una quantità minore di qualcos'altro."
A questo principio ne è collegato un altro. Sempre dallo stesso libro:
"Principio costi-benefici un individuo (o un'impresa o una società) dovrebbe intraprendere un'azione se, e solo se, i benefici aggiuntivi sono almeno pari ai costi aggiuntivi a essa associati."
Cominciamo a dire che mentre il secondo principio può essere violato, il primo non c'è alcun modo per violarlo.
Tempo fa qualcuno in una discussione che ebbi su un newsgroup disse che era possibile violare il principio di scarsità perché era possibile con un computer fare infinite copie di file e quindi rendere disponibili per tutti infinite risorse.
Quello che il mio interlocutore non aveva calcolato è che l'energia che stai usando per far funzionare il computer la stai togliendo ad altre cose e che il tempo che impieghi a copiare o usufruire dei file di questo computer non puoi usarlo per fare altre cose.
Di conseguenza non c'è modo di scavalcare il principio di scarsità.
La maggior parte delle persone che parla di economia, senza averla studiata, non riesce ad afferrare la portata del principio di scarsità che invece è enorme.
Dal momento che nessuno di noi, nemmeno Bill Gates dispone di infinite risorse per soddisfare i suoi infiniti desideri, allora è necessario che le persone utilizzino in modo razionale quelle poche risorse che hanno a disposizione.
Il principio dei costi e benefici discende da questo.
Ultimamente sono stato impegnato in una discussione che riguarda il nucleare dove ho posto un problema molto evidente.
Il costo dell'energia prodotta con il nucleare è inferiore al costo dell'energia prodotta con altri tipi di fonti e in particolare con le cosiddette energie rinnovabili.
In Italia noi abbiamo rinunciato al nucleare nel 1987 e confermato questa scelta con l'ultimo referendum. Aver rinunciato al nucleare nel 1987 ha significato costringere la politica energetica del paese ad affidarsi totalmente ai combustibili fossili. Il problema economico, tralasciando quelli di impatto ambientale che producono i combustibili fossili, è che questo tipo di fonte energetica è molto sensibile agli umori del mercato e alle tensioni internazionali.
In Italia abbiamo la bolletta elettrica più cara d'europa e questo oltre che per i mercati anche perché gli incentivi per le fonti rinnovabili vengono caricati sulle tariffe elettriche.
Che cosa vuol dire avere la bolletta elettrica più cara d'Europa (forse secondi solo alla Spagna)? A parità di condizioni una famiglia media francese ogni anno paga 350 euro contro i 430 euro di una famiglia media italiana. Sono 80 euro in più che la famiglia francese può destinare al risparmio e quella italiana no.
Nel lungo periodo più si risparmia e più si guadagna, grazie ai tassi d'interesse compositi.
Se parliamo di imprese, esercizi commerciali e industrie che consumano molta più energia di una famiglia media, per loro il costo della bolletta rispetto ai pari francesi li mette in condizioni di svantaggio sul mercato.
Mentre la famiglia italiana è costretta a destinare 80 euro in più delle sue risorse all'energia elettrica, la famiglia francese può destinare la stessa cifra ad altri beni o servizi oppure al risparmio. Stessa cosa avviene per le imprese, le industrie e gli esercizi commerciali. I soldi che gli imprenditori italiani impiegano per acquistare energia elettrica, i francesi possono destinarli magari per fare delle assunzioni in più nel campo della ricerca e sviluppo.
È evidente che tra l'Italia e la Francia si crea un gap di produzione enorme, proprio perché l'Italia, per via del principio di scarsità deve destinare più risorse all'energia e rinunciare quindi ad avere altri tipi di risorse.
Ma il costo dell'energia elettrica si riflette su tutto quello che con il suo utilizzo viene prodotto.
Chi paga questa bolletta? Gli industriali con il loro buon cuore? Gli imprenditori? I commercianti?
Forse in parte, ma l'aumento dei costi energetici fa sì che anche i prodotti e i servizi finali siano più cari oppure che i salari siano più bassi o il numero dei lavoratori sia inferiore.
Infatti ci sono ben pochi modi di compensare un aumento dei costi. O si riduce il costo di qualcos'altro oppure si aumenta il prezzo finale del prodotto. Se non si possono ridurre gli stipendi oppure non è possibile licenziare dipendenti, si deve necessariamente alzare il prezzo del prodotto.
Licenziare dipendenti fa sì diminuire i costi di produzione, ma abbassa anche il livello di produzione.
Quindi se dovessimo considerare un effetto di lungo periodo spalmato in modo equo sul lavoro avremmo che a parità di condizioni:
1) Una riduzione degli stipendi con l'ingresso nel settore di lavoratori precari al posto di personale con contratto a tempo indeterminato.
2) Una riduzione del numero dei lavoratori, forse compensato da un aumento degli straordinari.
3) Una minore produzione di beni e servizi.
4) Un prezzo maggiore dei beni e dei servizi.
Il tutto si può ridurre in un concetto unico: un aumento del prezzo dell'energia elettrica determina una diminuzione del potere d'acquisto dei cittadini.
Dicevo... in una discussione che ho avuto sul nucleare in un altro blog mi si è accusato di non aver portato dati. Accusa ovviamente infondata perché l'economia non funziona solo su "dati grezzi" o "dati aggregati" ma anche su principi la cui conoscenza ti permette di fare delle previsioni indipendentemente dai dati di partenza. L'unica cosa che uno deve fare è rispondere alla domanda: cosa succede se aumenta il costo degli imput?
Conoscendo l'elasticità del prezzo alla domanda dell'energia (ed è anaelastica) sappiamo già che un'aumento del costo dell'energia non produrrà un calo della domanda di energia significativo (perché l'energia elettrica non ha molti beni sostitutivi) e che quindi la spesa complessiva sarà maggiore. È possibile che la gente adotti degli stili di vita che permetta loro di risparmiare, come passare lunghe giornate in centri commerciali dove può magari usufruire dell'aria condizionata e risparmiare quindi sulla bolletta di casa, ma generalmente la risposta della curva di domanda dell'energia è anaelastica e la gente cambierà di poco il proprio fabbisogno.
A chiunque mi accusi di non portare dati non posso far altro che invitarlo a studiare un buon libro di economia e dopo magari ne riparleremo.
"Principio di scarsità (o principio secondo cui nessun pasto è gratis) benché i nostri bisogni e desideri siano illimitati, le risorse disponibili sono limitate. Pertanto avere una quantità maggiore di qualcosa significa generalmente possedere una quantità minore di qualcos'altro."
A questo principio ne è collegato un altro. Sempre dallo stesso libro:
"Principio costi-benefici un individuo (o un'impresa o una società) dovrebbe intraprendere un'azione se, e solo se, i benefici aggiuntivi sono almeno pari ai costi aggiuntivi a essa associati."
Cominciamo a dire che mentre il secondo principio può essere violato, il primo non c'è alcun modo per violarlo.
Tempo fa qualcuno in una discussione che ebbi su un newsgroup disse che era possibile violare il principio di scarsità perché era possibile con un computer fare infinite copie di file e quindi rendere disponibili per tutti infinite risorse.
Quello che il mio interlocutore non aveva calcolato è che l'energia che stai usando per far funzionare il computer la stai togliendo ad altre cose e che il tempo che impieghi a copiare o usufruire dei file di questo computer non puoi usarlo per fare altre cose.
Di conseguenza non c'è modo di scavalcare il principio di scarsità.
La maggior parte delle persone che parla di economia, senza averla studiata, non riesce ad afferrare la portata del principio di scarsità che invece è enorme.
Dal momento che nessuno di noi, nemmeno Bill Gates dispone di infinite risorse per soddisfare i suoi infiniti desideri, allora è necessario che le persone utilizzino in modo razionale quelle poche risorse che hanno a disposizione.
Il principio dei costi e benefici discende da questo.
Ultimamente sono stato impegnato in una discussione che riguarda il nucleare dove ho posto un problema molto evidente.
Il costo dell'energia prodotta con il nucleare è inferiore al costo dell'energia prodotta con altri tipi di fonti e in particolare con le cosiddette energie rinnovabili.
In Italia noi abbiamo rinunciato al nucleare nel 1987 e confermato questa scelta con l'ultimo referendum. Aver rinunciato al nucleare nel 1987 ha significato costringere la politica energetica del paese ad affidarsi totalmente ai combustibili fossili. Il problema economico, tralasciando quelli di impatto ambientale che producono i combustibili fossili, è che questo tipo di fonte energetica è molto sensibile agli umori del mercato e alle tensioni internazionali.
In Italia abbiamo la bolletta elettrica più cara d'europa e questo oltre che per i mercati anche perché gli incentivi per le fonti rinnovabili vengono caricati sulle tariffe elettriche.
Che cosa vuol dire avere la bolletta elettrica più cara d'Europa (forse secondi solo alla Spagna)? A parità di condizioni una famiglia media francese ogni anno paga 350 euro contro i 430 euro di una famiglia media italiana. Sono 80 euro in più che la famiglia francese può destinare al risparmio e quella italiana no.
Nel lungo periodo più si risparmia e più si guadagna, grazie ai tassi d'interesse compositi.
Se parliamo di imprese, esercizi commerciali e industrie che consumano molta più energia di una famiglia media, per loro il costo della bolletta rispetto ai pari francesi li mette in condizioni di svantaggio sul mercato.
Mentre la famiglia italiana è costretta a destinare 80 euro in più delle sue risorse all'energia elettrica, la famiglia francese può destinare la stessa cifra ad altri beni o servizi oppure al risparmio. Stessa cosa avviene per le imprese, le industrie e gli esercizi commerciali. I soldi che gli imprenditori italiani impiegano per acquistare energia elettrica, i francesi possono destinarli magari per fare delle assunzioni in più nel campo della ricerca e sviluppo.
È evidente che tra l'Italia e la Francia si crea un gap di produzione enorme, proprio perché l'Italia, per via del principio di scarsità deve destinare più risorse all'energia e rinunciare quindi ad avere altri tipi di risorse.
Ma il costo dell'energia elettrica si riflette su tutto quello che con il suo utilizzo viene prodotto.
Chi paga questa bolletta? Gli industriali con il loro buon cuore? Gli imprenditori? I commercianti?
Forse in parte, ma l'aumento dei costi energetici fa sì che anche i prodotti e i servizi finali siano più cari oppure che i salari siano più bassi o il numero dei lavoratori sia inferiore.
Infatti ci sono ben pochi modi di compensare un aumento dei costi. O si riduce il costo di qualcos'altro oppure si aumenta il prezzo finale del prodotto. Se non si possono ridurre gli stipendi oppure non è possibile licenziare dipendenti, si deve necessariamente alzare il prezzo del prodotto.
Licenziare dipendenti fa sì diminuire i costi di produzione, ma abbassa anche il livello di produzione.
Quindi se dovessimo considerare un effetto di lungo periodo spalmato in modo equo sul lavoro avremmo che a parità di condizioni:
1) Una riduzione degli stipendi con l'ingresso nel settore di lavoratori precari al posto di personale con contratto a tempo indeterminato.
2) Una riduzione del numero dei lavoratori, forse compensato da un aumento degli straordinari.
3) Una minore produzione di beni e servizi.
4) Un prezzo maggiore dei beni e dei servizi.
Il tutto si può ridurre in un concetto unico: un aumento del prezzo dell'energia elettrica determina una diminuzione del potere d'acquisto dei cittadini.
Dicevo... in una discussione che ho avuto sul nucleare in un altro blog mi si è accusato di non aver portato dati. Accusa ovviamente infondata perché l'economia non funziona solo su "dati grezzi" o "dati aggregati" ma anche su principi la cui conoscenza ti permette di fare delle previsioni indipendentemente dai dati di partenza. L'unica cosa che uno deve fare è rispondere alla domanda: cosa succede se aumenta il costo degli imput?
Conoscendo l'elasticità del prezzo alla domanda dell'energia (ed è anaelastica) sappiamo già che un'aumento del costo dell'energia non produrrà un calo della domanda di energia significativo (perché l'energia elettrica non ha molti beni sostitutivi) e che quindi la spesa complessiva sarà maggiore. È possibile che la gente adotti degli stili di vita che permetta loro di risparmiare, come passare lunghe giornate in centri commerciali dove può magari usufruire dell'aria condizionata e risparmiare quindi sulla bolletta di casa, ma generalmente la risposta della curva di domanda dell'energia è anaelastica e la gente cambierà di poco il proprio fabbisogno.
A chiunque mi accusi di non portare dati non posso far altro che invitarlo a studiare un buon libro di economia e dopo magari ne riparleremo.
lunedì 20 giugno 2011
Il cambiamento.
Sapete quando avete quella sensazione che sia arrivato il momento giusto, ma si è in ritardo e si rischia che il treno del destino possa chiudervi le porte in faccia?
Ecco, questa è la mia situazione. La colpa è essenzialmente mia, perché mi faccio distrarre sia da problemi personali veri e sia da svaghi e divertimenti di varia natura.
Mi giustifico dicendo che ogni tanto devo pure staccare la mente e quindi il mio libro è ancora lontano dall'essere finito.
Il problema principale è che ho una valanga di concetti in testa che non riesco spesso a mettere su carta in modo da farmi capire da tutti. Perché questo è il mio obiettivo. Parlare a tutti.
Se avessi voluto parlare solo a una nicchia ristretta, non avrei probabilmente nemmeno scritto un libro perché le mie idee possono funzionare solo se tutti i cittadini possono comprenderle facilmente.
In modo che nessuna macchina della propaganda degli Oligarchi possa impedire a qualsiasi cittadino di leggere e farsi da solo il suo giudizio.
Impresa titanica.
Quali sono i due problemi più importanti dell'economia?
In breve:
1) Il tasso di interesse reale è sovraccarico. Svolge troppi compiti contemporaneamente. Non sto qui a elencarli tutti, gli esperti del settore li sanno, ma tanto per dirne alcune, il tasso d'interesse serve a difendere la moneta dalla speculazione estera, ma anche a difendere gli investitori dall'inflazione, ma anche a creare le condizioni per l'espansione o la depressione dell'economia.
2) I prezzi nel breve periodo sono vischiosi, ma nel lungo periodo si possono considerare flessibili. Questo solo ovviamente a determinate condizioni.
Ebbene io posso risolvere entrambi i problemi. Ho inventato degli automatismi che tendono a rendere flessibili i prezzi anche nel breve periodo (aggiustamenti mensili) e a distaccare il tasso d'interesse reale dal controllo dell'inflazione. L'inflazione si controlla da sola.
Quali sono i problemi sociali più importanti?
1) La disparità sociale. Maggiore è la separazione tra le fascie di reddito alte e le fascie di reddito basse e più aumenta la povertà relativa. Ovvero quel senso di povertà che deriva dal confrontarsi direttamente con il reddito degli altri.
2) La mancanza di un sistema di merito che premi i comportamenti virtuosi e penalizzi quelli viziosi.
3) La scala sociale bloccata. Chi nasce povero raramente diventa ricco e molto spesso per chi è povero ci sono molte meno opportunità per chi è ricco di accedere a lavori ad alto reddito e spesso chi riesce a ottenere questa scalata ha dovuto fare enormi sacrifici e molte rinuncie personali.
Posso risolvere anche questi problemi. Una volta che si attua un sistema che premia il merito e facendo in modo che chi merita riceva del reddito aggiuntivo, la scala sociale si rompe perché molte più persone iniziano a ricevere fondi che permettono loro di accedere a opportunità migliori. Per esempio finanziarsi dei corsi professionali o partecipare a master molto costosi.
Quali sono i più importanti problemi politici?
1) C'è di fatto un'oligarchia di poche persone che decidono tutto. Più le elezioni diventano costose e più chi ha i soldi è in grado di determinare chi sarà eletto e il suo programma di governo. Diffidate dalle primarie... chissà perché le vogliono tutti e costano una barca di soldi... continueranno a comandare quelli più ricchi o finanziati dai più ricchi.
2) C'è un sistema giudiziario che fa talmente schifo da essere di fatto anche esso stesso causa di criminalità.
3) Non esite alcuna separazione dei poteri e anzi c'è un'assoluta invadenza di ogni potere negli altri e anche nelle strutture di controllo. Il legislatore dovrebbe essere assolutamente separato dal governo e dalla gestione della giustizia.
Le mie idee scardinano tutto il sistema. Non solo le elezioni politiche sono a costo zero, ma tutti i poteri sono separati e per ogni potere ci sono strutture di controllo elette separatamente.
Il cittadino partecipa attivamente alla vita politica del paese e ottiene più poteri (ma ovviamente anche più responsabilità) di quelle che ha oggi.
Credo che tutto questo sia nei fatti più interessante e importante della fine che farà Berlusconi.
Il problema è che oggi se metti in prima serata "Superquark" contro il "Grande Fratello" ho l'impressione che vincerà il "Grande Fratello". Un nome che non è scelto a caso.
Alla gente interessa veramente di più sapere che fine farà Berlusconi piuttosto che trovare una vera alternativa politica, sociale ed economica al sistema oligarchico di cui Berlusconi e TUTTI i partiti che sono in parlamento o nei consigli regionali, provinciali e comunali fanno parte.
Spero che almeno questa volta, Superquark riesca ad avere la meglio...
Ecco, questa è la mia situazione. La colpa è essenzialmente mia, perché mi faccio distrarre sia da problemi personali veri e sia da svaghi e divertimenti di varia natura.
Mi giustifico dicendo che ogni tanto devo pure staccare la mente e quindi il mio libro è ancora lontano dall'essere finito.
Il problema principale è che ho una valanga di concetti in testa che non riesco spesso a mettere su carta in modo da farmi capire da tutti. Perché questo è il mio obiettivo. Parlare a tutti.
Se avessi voluto parlare solo a una nicchia ristretta, non avrei probabilmente nemmeno scritto un libro perché le mie idee possono funzionare solo se tutti i cittadini possono comprenderle facilmente.
In modo che nessuna macchina della propaganda degli Oligarchi possa impedire a qualsiasi cittadino di leggere e farsi da solo il suo giudizio.
Impresa titanica.
Quali sono i due problemi più importanti dell'economia?
In breve:
1) Il tasso di interesse reale è sovraccarico. Svolge troppi compiti contemporaneamente. Non sto qui a elencarli tutti, gli esperti del settore li sanno, ma tanto per dirne alcune, il tasso d'interesse serve a difendere la moneta dalla speculazione estera, ma anche a difendere gli investitori dall'inflazione, ma anche a creare le condizioni per l'espansione o la depressione dell'economia.
2) I prezzi nel breve periodo sono vischiosi, ma nel lungo periodo si possono considerare flessibili. Questo solo ovviamente a determinate condizioni.
Ebbene io posso risolvere entrambi i problemi. Ho inventato degli automatismi che tendono a rendere flessibili i prezzi anche nel breve periodo (aggiustamenti mensili) e a distaccare il tasso d'interesse reale dal controllo dell'inflazione. L'inflazione si controlla da sola.
Quali sono i problemi sociali più importanti?
1) La disparità sociale. Maggiore è la separazione tra le fascie di reddito alte e le fascie di reddito basse e più aumenta la povertà relativa. Ovvero quel senso di povertà che deriva dal confrontarsi direttamente con il reddito degli altri.
2) La mancanza di un sistema di merito che premi i comportamenti virtuosi e penalizzi quelli viziosi.
3) La scala sociale bloccata. Chi nasce povero raramente diventa ricco e molto spesso per chi è povero ci sono molte meno opportunità per chi è ricco di accedere a lavori ad alto reddito e spesso chi riesce a ottenere questa scalata ha dovuto fare enormi sacrifici e molte rinuncie personali.
Posso risolvere anche questi problemi. Una volta che si attua un sistema che premia il merito e facendo in modo che chi merita riceva del reddito aggiuntivo, la scala sociale si rompe perché molte più persone iniziano a ricevere fondi che permettono loro di accedere a opportunità migliori. Per esempio finanziarsi dei corsi professionali o partecipare a master molto costosi.
Quali sono i più importanti problemi politici?
1) C'è di fatto un'oligarchia di poche persone che decidono tutto. Più le elezioni diventano costose e più chi ha i soldi è in grado di determinare chi sarà eletto e il suo programma di governo. Diffidate dalle primarie... chissà perché le vogliono tutti e costano una barca di soldi... continueranno a comandare quelli più ricchi o finanziati dai più ricchi.
2) C'è un sistema giudiziario che fa talmente schifo da essere di fatto anche esso stesso causa di criminalità.
3) Non esite alcuna separazione dei poteri e anzi c'è un'assoluta invadenza di ogni potere negli altri e anche nelle strutture di controllo. Il legislatore dovrebbe essere assolutamente separato dal governo e dalla gestione della giustizia.
Le mie idee scardinano tutto il sistema. Non solo le elezioni politiche sono a costo zero, ma tutti i poteri sono separati e per ogni potere ci sono strutture di controllo elette separatamente.
Il cittadino partecipa attivamente alla vita politica del paese e ottiene più poteri (ma ovviamente anche più responsabilità) di quelle che ha oggi.
Credo che tutto questo sia nei fatti più interessante e importante della fine che farà Berlusconi.
Il problema è che oggi se metti in prima serata "Superquark" contro il "Grande Fratello" ho l'impressione che vincerà il "Grande Fratello". Un nome che non è scelto a caso.
Alla gente interessa veramente di più sapere che fine farà Berlusconi piuttosto che trovare una vera alternativa politica, sociale ed economica al sistema oligarchico di cui Berlusconi e TUTTI i partiti che sono in parlamento o nei consigli regionali, provinciali e comunali fanno parte.
Spero che almeno questa volta, Superquark riesca ad avere la meglio...
giovedì 16 giugno 2011
Ministro Brunetta...
Non si preoccupi, io non la insulterò. Così non potrà fare la "vittima".
Evidentemente io e lei abbiamo una concezione della democrazia completamente differente.
La parola "Ministro" deriva dal latino Minister che significa "servitore".
E non si è mai visto che un "servitore" possa comportarsi in modo arrogante. Se io fossi un suo servitore e le dicessi che per me lei è una rappresentazione della "peggiore Italia" lei mi licenzierebbe.
Ebbene si ricordi che lei è un "servitore" del popolo italiano e di nessun altro. Non è "servitore" nemmeno del Presidente della Repubblica che l'ha nominata e nemmeno del Presidente del Consiglio che l'ha consigliata per quel posto.
In Italia la sovranità appartiene al popolo, come sancisce l'articolo 1 della costituzione.
Quindi lei come "servitore" ha il dovere di ascoltare il popolo italiano anche quando non le va o non le fa piacere.
Lei non può scegliere il popolo da "servire" perché il popolo è uno.
Per farle capire cos'è la democrazia, lei è come se fosse un cameriere, il presidente del consiglio è come se fosse il caposala e il presidente della repubblica il direttore di un ristorante in cui i cittadini sono i proprietari e i clienti.
Lei ha il dovere di servire tutti i tavoli e tutti i clienti. Non può scegliersi i clienti da servire e non può andarsene via se i clienti si lamentano perché ci sono capelli nel piatto.
Suo dovere è stare lì e ascoltare.
Può anche decidere che il ruolo di cameriere non le si addice perché non le va di servire "il popolo" e quindi di "ascoltarlo" quando desidererebbe fare altro. Nessuno la obbliga a stare su quella poltrona.
Ci sono tanti mestieri che si possono fare. Per esempio nel ristorante Italia, qualcuno che scarichi le cassette della frutta e le metta in magazzino ci serve. Se non le va di "ascoltare" il popolo può sempre scaricare le cassette di frutta.
E non dica che la sto insultando, perché se non erro questo è un suo consiglio. Dovrebbe ascoltarsi di più, ministro Brunetta.
Evidentemente io e lei abbiamo una concezione della democrazia completamente differente.
La parola "Ministro" deriva dal latino Minister che significa "servitore".
E non si è mai visto che un "servitore" possa comportarsi in modo arrogante. Se io fossi un suo servitore e le dicessi che per me lei è una rappresentazione della "peggiore Italia" lei mi licenzierebbe.
Ebbene si ricordi che lei è un "servitore" del popolo italiano e di nessun altro. Non è "servitore" nemmeno del Presidente della Repubblica che l'ha nominata e nemmeno del Presidente del Consiglio che l'ha consigliata per quel posto.
In Italia la sovranità appartiene al popolo, come sancisce l'articolo 1 della costituzione.
Quindi lei come "servitore" ha il dovere di ascoltare il popolo italiano anche quando non le va o non le fa piacere.
Lei non può scegliere il popolo da "servire" perché il popolo è uno.
Per farle capire cos'è la democrazia, lei è come se fosse un cameriere, il presidente del consiglio è come se fosse il caposala e il presidente della repubblica il direttore di un ristorante in cui i cittadini sono i proprietari e i clienti.
Lei ha il dovere di servire tutti i tavoli e tutti i clienti. Non può scegliersi i clienti da servire e non può andarsene via se i clienti si lamentano perché ci sono capelli nel piatto.
Suo dovere è stare lì e ascoltare.
Può anche decidere che il ruolo di cameriere non le si addice perché non le va di servire "il popolo" e quindi di "ascoltarlo" quando desidererebbe fare altro. Nessuno la obbliga a stare su quella poltrona.
Ci sono tanti mestieri che si possono fare. Per esempio nel ristorante Italia, qualcuno che scarichi le cassette della frutta e le metta in magazzino ci serve. Se non le va di "ascoltare" il popolo può sempre scaricare le cassette di frutta.
E non dica che la sto insultando, perché se non erro questo è un suo consiglio. Dovrebbe ascoltarsi di più, ministro Brunetta.
sabato 2 aprile 2011
Il paese della paura.
Da qualche giorno, dimenticata in parte la paura del nucleare, in Italia e in Europa, si sta affacciando una nuova paura, quella degli immigrati.
Partiamo dal concetto che gli immigrati sono uomini come tutti noi, solo un po' più sfortunati. Partiamo anche dal concetto che la maggior parte degli uomini sono per natura delle brave persone. L'immigrato non fa eccezione.
La maggior parte di loro sono brave persone.
E come la maggior parte delle persone chiede solo di poter avere una vita decente.
Ci tengo a specificarlo perché sento troppo spesso le parole "perché non se ne stanno a casa loro?" oppure "perché dobbiamo prenderci quella gente lì?".
Vi ribalto le domande... voi ci andreste a vivere, adeguandovi al tenore di vita, in quella che chiamate "casa loro"?
Se la risposta è no, perché quelle persone dovrebbero fare qualcosa che voi non sareste disposti a fare?
Dove sta scritto che la bella vita la devono fare solo gli europei, gli italiani oppure semplicemente i piemontesi o i lombardi, mentre i tunisini si devono adeguare alla miseria?
Dove sta scritto?
Ancora più stupide sono le parole "quella gente lì". Perché noi che gente siamo? Siamo quelli che hanno fatto in modo che i prezzi alimentari salissero al punto che "quella gente lì" non ce la fa a vivere nei loro paesi, o a "casa loro" come qualcuno dice.
In Tunisia si sono ribellati al regime di Ben Alì e cosa hanno concluso al momento? Che c'è un regime diverso dove ci sono inclusi anche ministri del vecchio regime.
Certo, potrebbero benissimo fare una guerra civile, come in Libia, così almeno nessun leghista avrebbe la scusa imbecille per dichiarare che lui vuole i profughi e non i clandestini.
Con una bella guerra civile in Tunisia tutti i tunisini diventerebbero automaticamente profughi.
La verità è che se ci fosse una guerra civile in Tunisia, i leghisti inventerebbero una scusa qualsiasi per dire che devono essere respinti.
La verità è che nel nostro paese è vincente la cultura della paura. E sono i partiti politici ad alimentarla.
Tutti i partiti politici.
Finché noi ci faremo dominare dalla cultura della paura saremmo incapaci di risollevarci e costruire una società nuova.
La più potente e durevole società dell'occidente, la civiltà romana, era una società inclusiva che lasciava ai popoli conquistati la possibilità di mantenere i loro usi e costumi e perfino il loro culto, se queste cose non si opponevano alla stabilità della società romana.
Il cristianesimo fu perseguitato per due motivi: 1) perché predicava contro la schiavitù e quindi minava le fondamenta economiche della società romana. 2) perché disconosceva ogni altro culto religioso, compresa la divinità dell'imperatore, creando quindi delle tensioni sociali tra gruppi che seguivano culti differenti.
Il cristianesimo era socialmente destabilizzante per la società romana, ma alla fine si impose non perché i cittadini improvvisamente vennero fulminati tutti sulla via di Damasco come San Paolo, ma perché le società basate sullo schiavismo sono destinate a fallire sotto la pressione di enormi costi sociali.
L'islamismo potrebbe essere ugualmente destabilizzante per la cultura occidentale, se non fosse che i costi sociali delle società islamiche sono superiori a quelli delle società laiche occidentali.
Infatti in Africa e nel medio oriente non è in atto una rivoluzione basata sulla religione, ma è una rivolta laica.
Maggiori sono i costi sociali di una società e maggiori sono le probabilità che quella società fallisca.
Di conseguenza ci sono più probabilità che fallisca una società islamica piuttosto che una società laica.
La ragione è semplice. Maggiori sono le libertà che si concedono ai cittadini e minore saranno i costi sia economici che sociali della società stessa, pertanto a società libere corrispondono generalmente società più ricche.
Dobbiamo essere consapevoli di queste cose, perché noi dobbiamo cercare di costruire società più libere e aperte culturalmente per vincere contro modelli di società che invece liberi e aperti non sono.
Partiamo dal concetto che gli immigrati sono uomini come tutti noi, solo un po' più sfortunati. Partiamo anche dal concetto che la maggior parte degli uomini sono per natura delle brave persone. L'immigrato non fa eccezione.
La maggior parte di loro sono brave persone.
E come la maggior parte delle persone chiede solo di poter avere una vita decente.
Ci tengo a specificarlo perché sento troppo spesso le parole "perché non se ne stanno a casa loro?" oppure "perché dobbiamo prenderci quella gente lì?".
Vi ribalto le domande... voi ci andreste a vivere, adeguandovi al tenore di vita, in quella che chiamate "casa loro"?
Se la risposta è no, perché quelle persone dovrebbero fare qualcosa che voi non sareste disposti a fare?
Dove sta scritto che la bella vita la devono fare solo gli europei, gli italiani oppure semplicemente i piemontesi o i lombardi, mentre i tunisini si devono adeguare alla miseria?
Dove sta scritto?
Ancora più stupide sono le parole "quella gente lì". Perché noi che gente siamo? Siamo quelli che hanno fatto in modo che i prezzi alimentari salissero al punto che "quella gente lì" non ce la fa a vivere nei loro paesi, o a "casa loro" come qualcuno dice.
In Tunisia si sono ribellati al regime di Ben Alì e cosa hanno concluso al momento? Che c'è un regime diverso dove ci sono inclusi anche ministri del vecchio regime.
Certo, potrebbero benissimo fare una guerra civile, come in Libia, così almeno nessun leghista avrebbe la scusa imbecille per dichiarare che lui vuole i profughi e non i clandestini.
Con una bella guerra civile in Tunisia tutti i tunisini diventerebbero automaticamente profughi.
La verità è che se ci fosse una guerra civile in Tunisia, i leghisti inventerebbero una scusa qualsiasi per dire che devono essere respinti.
La verità è che nel nostro paese è vincente la cultura della paura. E sono i partiti politici ad alimentarla.
Tutti i partiti politici.
Finché noi ci faremo dominare dalla cultura della paura saremmo incapaci di risollevarci e costruire una società nuova.
La più potente e durevole società dell'occidente, la civiltà romana, era una società inclusiva che lasciava ai popoli conquistati la possibilità di mantenere i loro usi e costumi e perfino il loro culto, se queste cose non si opponevano alla stabilità della società romana.
Il cristianesimo fu perseguitato per due motivi: 1) perché predicava contro la schiavitù e quindi minava le fondamenta economiche della società romana. 2) perché disconosceva ogni altro culto religioso, compresa la divinità dell'imperatore, creando quindi delle tensioni sociali tra gruppi che seguivano culti differenti.
Il cristianesimo era socialmente destabilizzante per la società romana, ma alla fine si impose non perché i cittadini improvvisamente vennero fulminati tutti sulla via di Damasco come San Paolo, ma perché le società basate sullo schiavismo sono destinate a fallire sotto la pressione di enormi costi sociali.
L'islamismo potrebbe essere ugualmente destabilizzante per la cultura occidentale, se non fosse che i costi sociali delle società islamiche sono superiori a quelli delle società laiche occidentali.
Infatti in Africa e nel medio oriente non è in atto una rivoluzione basata sulla religione, ma è una rivolta laica.
Maggiori sono i costi sociali di una società e maggiori sono le probabilità che quella società fallisca.
Di conseguenza ci sono più probabilità che fallisca una società islamica piuttosto che una società laica.
La ragione è semplice. Maggiori sono le libertà che si concedono ai cittadini e minore saranno i costi sia economici che sociali della società stessa, pertanto a società libere corrispondono generalmente società più ricche.
Dobbiamo essere consapevoli di queste cose, perché noi dobbiamo cercare di costruire società più libere e aperte culturalmente per vincere contro modelli di società che invece liberi e aperti non sono.
sabato 26 febbraio 2011
Crisi in Africa.
Ho fatto un nuovo video a braccio, ho modificato l'angolo di ripresa. Mi è venuto un po' sfocato... vabbè...
giovedì 27 gennaio 2011
Algeria, Tunisia, Albania, Egitto, Libano, Yemen...
Le rivolte si allargano sempre di più, specialmente in quei paesi dove la popolazione è più povera.
Questo non è solo l'effetto della crisi economica mondiale. Questo è l'effetto della produzione dei cosiddetti biocombustibili, che fanno aumentare il prezzo del cibo nel mondo.
Qualcuno da lustri ci sta bombardando di allarmismo riguardo al clima. È in atto un global warming, lo sappiamo, lo vediamo tutti i giorni. Non ne conosciamo le esatte cause, ma qualcuno ha deciso da lustri che è colpa dell'uomo (con scopi niente affatto ecologici...) e sta martellando contro la produzione di CO2 nel mondo.
Benissimo, ecco le conseguenze. Cerchiamo fonti alternative che tolgono il cibo alle persone. ROBA DA DEMENTI.
Con la guerra del pane, iniziata in Algeria, ovviamente sta crescendo la voglia di libertà e non c'è dubbio che con il disagio economico si sta diffondendo il desdiderio di cambiare e di uscire dall'oppressione.
Non dobbiamo sottovalutarla questa protesta che si spande a macchia d'olio, perché prima o poi verrà a bussare anche ai grandi paesi dell'Europa.
Quando finalmente molte persone si accorgeranno che tentare di abbattere il sistema economico capitalista porta principalmente come conseguenza, la fame dei poveri, forse la gente sarà più disposta ad ascoltare la voce di quelli che hanno delle ricette per modificare profondamente l'economia, senza distruggere nulla.
La mia ricetta prevede anche il cambiamento politico strutturale dello stato.
1) Dal punto di vista economico sarebbe meglio se lo stato lo si valutasse su base europea, quindi come unione europea. Dobbiamo abbandonare gli stati nazionali.
2) Dobbiamo basare il nuovo stato europeo sulle assemblee popolari e non sui partiti politici.
3) Dobbiamo attuare delle politiche di redistribuzione e incentivazione fiscale basate sul merito "sociale".
4) Dobbiamo dotare l'Europa di moneta elettronica e far sparire la moneta metallica e cartacea dalla circolazione in modo da massimizzare il flusso di denaro.
5) A questo punto la banca centrale smette di erogare nuovo credito e lascia costante la base monetaria.
6) Si introduce un parametro variabile da me chiamato Ora Lavorativa Minima (OLM), che stabilisce il minimo salariale.
7) Tutte le quotazioni della borsa saranno a quel punto valutate in OLM, così come tutti i salari.
8) Attraverso l'uso dell'OLM e con la base economica a questo punto fissa, si può creare uno shock economico sul lato dell'offerta che fa aumentare il numero dei lavoratori e abbassare i prezzi quando c'è inflazione e si crea uno shock economico sul lato della domanda che fa aumentare i salari e i prezzi quando c'è deflazione. In questo modo si stabilizza l'economia verso la piena occupazione e la massima produttività.
9) Si mette in comune il 20% del reddito nazionale e lo si divide con qualsiasi paese straniero che decide di modificare il proprio ordinamento statale e passare al nuovo modello basato sulle assemblee popolari. In questo modo i paesi poveri vedono aumentare il loro reddito con un sacrificio modesto da parte dell'Europa.
10) Più reddito dispongono i paesi poveri e più possono costruire infrastrutture e sviluppare la loro economia. Morale della favola, applichiamo il modello e la fame nel mondo ce la scordiamo, così come l'immigrazione forzata dalla povertà.
Tutto questo senza grossi sacrifici economici, attraverso un processo graduale che ci porterà in pochi decenni a cambiare il volto politico ed economico di questo pianeta.
Tutto questo non è un sogno, è realizzabile.
Questo non è solo l'effetto della crisi economica mondiale. Questo è l'effetto della produzione dei cosiddetti biocombustibili, che fanno aumentare il prezzo del cibo nel mondo.
Qualcuno da lustri ci sta bombardando di allarmismo riguardo al clima. È in atto un global warming, lo sappiamo, lo vediamo tutti i giorni. Non ne conosciamo le esatte cause, ma qualcuno ha deciso da lustri che è colpa dell'uomo (con scopi niente affatto ecologici...) e sta martellando contro la produzione di CO2 nel mondo.
Benissimo, ecco le conseguenze. Cerchiamo fonti alternative che tolgono il cibo alle persone. ROBA DA DEMENTI.
Con la guerra del pane, iniziata in Algeria, ovviamente sta crescendo la voglia di libertà e non c'è dubbio che con il disagio economico si sta diffondendo il desdiderio di cambiare e di uscire dall'oppressione.
Non dobbiamo sottovalutarla questa protesta che si spande a macchia d'olio, perché prima o poi verrà a bussare anche ai grandi paesi dell'Europa.
Quando finalmente molte persone si accorgeranno che tentare di abbattere il sistema economico capitalista porta principalmente come conseguenza, la fame dei poveri, forse la gente sarà più disposta ad ascoltare la voce di quelli che hanno delle ricette per modificare profondamente l'economia, senza distruggere nulla.
La mia ricetta prevede anche il cambiamento politico strutturale dello stato.
1) Dal punto di vista economico sarebbe meglio se lo stato lo si valutasse su base europea, quindi come unione europea. Dobbiamo abbandonare gli stati nazionali.
2) Dobbiamo basare il nuovo stato europeo sulle assemblee popolari e non sui partiti politici.
3) Dobbiamo attuare delle politiche di redistribuzione e incentivazione fiscale basate sul merito "sociale".
4) Dobbiamo dotare l'Europa di moneta elettronica e far sparire la moneta metallica e cartacea dalla circolazione in modo da massimizzare il flusso di denaro.
5) A questo punto la banca centrale smette di erogare nuovo credito e lascia costante la base monetaria.
6) Si introduce un parametro variabile da me chiamato Ora Lavorativa Minima (OLM), che stabilisce il minimo salariale.
7) Tutte le quotazioni della borsa saranno a quel punto valutate in OLM, così come tutti i salari.
8) Attraverso l'uso dell'OLM e con la base economica a questo punto fissa, si può creare uno shock economico sul lato dell'offerta che fa aumentare il numero dei lavoratori e abbassare i prezzi quando c'è inflazione e si crea uno shock economico sul lato della domanda che fa aumentare i salari e i prezzi quando c'è deflazione. In questo modo si stabilizza l'economia verso la piena occupazione e la massima produttività.
9) Si mette in comune il 20% del reddito nazionale e lo si divide con qualsiasi paese straniero che decide di modificare il proprio ordinamento statale e passare al nuovo modello basato sulle assemblee popolari. In questo modo i paesi poveri vedono aumentare il loro reddito con un sacrificio modesto da parte dell'Europa.
10) Più reddito dispongono i paesi poveri e più possono costruire infrastrutture e sviluppare la loro economia. Morale della favola, applichiamo il modello e la fame nel mondo ce la scordiamo, così come l'immigrazione forzata dalla povertà.
Tutto questo senza grossi sacrifici economici, attraverso un processo graduale che ci porterà in pochi decenni a cambiare il volto politico ed economico di questo pianeta.
Tutto questo non è un sogno, è realizzabile.
sabato 22 gennaio 2011
Se questa è la politica...
Lo dirò chiaramente, dei festini di Berlusconi non me ne frega niente, nel senso che tolte le possibili ipotesi di reato, se uno in casa sua fa i festini orgiastici a me non importa alcunché.
La doppia moralità la lascio agli altri. Per me tutto ciò che non è vietato dalla legge è morale e legittimo.
Se uno vuol fare un festino con venti prostitute (maggiorenni, si intende...) e come si dice a Roma "Je regge la pompa", buon per lui. La legge non glielo impedisce.
A me francamente interessa di più misurare o meno la democraticità dello stato e risolvere i problemi quotidiani della gente.
Se gli italiani ritengono che Berlusconi ha perso tempo dietro le mignotte invece di risolvere i problemi dei cittadini, allora dovrebbero punirlo alle prossime elezioni. Così dovrebbe funzionare la democrazia.
La cosa più grave della vicenda Berlusconi, tolti i reati, non sono i festini, ma il fatto che facesse entrare a casa sua persone senza alcun controllo.
Uno dei principi base delle organizzazioni spionistiche è quello di sfruttare i punti deboli della possibile vittima.
Io sono sicuro che tra le "tante" ragazze che si agiravano per la villa del premier ci fossero anche delle spie internazionali, perché è nella logica delle cose, non perché ne abbia le prove.
Ma voi ve lo immaginate Obama che affida il suo servizio di sicurezza e la sua "lista ospiti" a Lele Mora permettendo a chiunque di entrare?
Dovete sapere che una coppia di persone normali è effettivamente riuscita a varcare la soglia della Casa Bianca ed è arrivata a stringere perfino la mano al presidente.
Negli Stati Uniti è scoppiato il putiferio per questo episodio e il presidente ha cambiato i responsabili alla sua sicurezza.
Invece in Italia ci concentriamo sulle puttane, sulla libidine del premier e ci dimentichiamo che il presidente del consiglio è un'istituzione e non può permettere a chiunque di entrare nelle sue ville senza controlli.
Le critiche al presidente che fa "bunga bunga" sono oggettivamente ridicole e puzzano di moralismo bigotto.
Le critiche al presidente che trascura ampiamente la sua sicurezza e la sicurezza dell'Italia stessa invece sono del tutto legittime e giuste.
Io non lo so se Berlusconi nelle sue ville si porta dietro dei "segreti di stato". Io non lo so se nei suoi computer di casa ci possono essere segreti, ma immagino che ci siano comunque informazioni utili a qualsiasi spia.
Una di queste ragazze che entrasse a casa sua e addirittura rimanesse a "dormire" lì, potrebbe benissimo copiarsi tutti gli HD che trova, ricavando moltissime informazioni utili.
Gli esponenti del centrodestra fanno quadrato intorno al premier difendendo il presidente sul fronte giudiziario perché è evidente che la parte più debole di tutta la vicenda sono proprio le accuse di reato che sono difficilmente dimostrabili.
Sulla sicurezza del premier e dello stato nessuno ovviamente parla anche perché perfino all'opposizione interessa di più la questione "pruriginosa" della vicenda.
Non parliamo poi dei giornali. Del resto in un paese dove ci sono 38 o più riviste di gossip nelle nostre edicole è normale che la libidine faccia vendere di più copie della sicurezza dello stato.
Questa è una mia opinione, ma secondo me una nazione che dà più peso a ciò che accade sopra e sotto le lenzuola rispetto ai problemi di sicurezza è una nazione che ha dei seri problemi.
Dovremmo tutti farci un esame di coscienza, smettere di leggere gossip e usare meglio la nostra intelligenza.
Obiettivamente, dare peso a problemi di gossip vuol dire sprecare l'intelligenza.
In questa situazione l'opposizione cosa fa? Quelli del terzo polo o polo della nazione, insomma Casini & Co, giustamente si defilano. Se prima c'erano possibilità di allargamento della maggioranza seppur con appoggio esterno, ora non ci sono più.
Per il polo della nazione quindi, se non si può fare un governo senza Berlusconi, meglio le elezioni.
Sostenere Berlusconi anche con un appoggio esterno sarebbe allo stato attuale delle cose inopportuno.
Ma l'apoteosi del ridicolo qual è? Bersani che chiede 10 milioni di firme per far dimettere Berlusconi da presidente del consiglio.
Caro Bersani, che senso ha chiedere 10 milioni di firme per far dimettere Berlusconi? Ma ti rendi conto di essere RIDICOLO? Piuttosto CHIEDI LE ELEZIONI e vatteli a conquistare 10 MILIONI DI VOTI...
Me lo spieghi a che servono 10 milioni di firme? A permetterti di fare i giochi di palazzo senza chiedere le elezioni?
È questa la politica in cui credete, cari concittadini?
Sono questi i vostri punti di riferimento?
A questi politici dei vostri problemi, della crisi economica, della disoccupazione, dell'inflazione, dei servizi che dovrebbero erogare come stato, non interessa alcunché.
Questi si muovono solo secondo convenienza "elettorale" per questioni di potere.
Non sono ispirati da alcun principio politico. Non hanno alcuna visione del futuro. Non credono affatto a una società migliore di questa (per noi cittadini, ovviamente, non per loro...).
Io al posto vostro me ne ricorderei quando sarà il momento di votare e non ne salverei uno, senza alcuna pietà.
Tra un Berlusconi che fa i festini con le mignotte fregandosene della sicurezza e un Bersani che chiede le firme invece dei voti, per poter fare chissà quale gioco di palazzo, che differenza volete che ci passi?
Ritenete i due comportamenti intelligenti e misurati?
Io lo dico da tempo che questa ormai non è più una democrazia ma un'oligarchia.
E le oligarchie vanno abbattute. Non si sceglie una parte dell'oligarchia. La si rigetta totalmente.
Mandiamoli tutti a casa.
La doppia moralità la lascio agli altri. Per me tutto ciò che non è vietato dalla legge è morale e legittimo.
Se uno vuol fare un festino con venti prostitute (maggiorenni, si intende...) e come si dice a Roma "Je regge la pompa", buon per lui. La legge non glielo impedisce.
A me francamente interessa di più misurare o meno la democraticità dello stato e risolvere i problemi quotidiani della gente.
Se gli italiani ritengono che Berlusconi ha perso tempo dietro le mignotte invece di risolvere i problemi dei cittadini, allora dovrebbero punirlo alle prossime elezioni. Così dovrebbe funzionare la democrazia.
La cosa più grave della vicenda Berlusconi, tolti i reati, non sono i festini, ma il fatto che facesse entrare a casa sua persone senza alcun controllo.
Uno dei principi base delle organizzazioni spionistiche è quello di sfruttare i punti deboli della possibile vittima.
Io sono sicuro che tra le "tante" ragazze che si agiravano per la villa del premier ci fossero anche delle spie internazionali, perché è nella logica delle cose, non perché ne abbia le prove.
Ma voi ve lo immaginate Obama che affida il suo servizio di sicurezza e la sua "lista ospiti" a Lele Mora permettendo a chiunque di entrare?
Dovete sapere che una coppia di persone normali è effettivamente riuscita a varcare la soglia della Casa Bianca ed è arrivata a stringere perfino la mano al presidente.
Negli Stati Uniti è scoppiato il putiferio per questo episodio e il presidente ha cambiato i responsabili alla sua sicurezza.
Invece in Italia ci concentriamo sulle puttane, sulla libidine del premier e ci dimentichiamo che il presidente del consiglio è un'istituzione e non può permettere a chiunque di entrare nelle sue ville senza controlli.
Le critiche al presidente che fa "bunga bunga" sono oggettivamente ridicole e puzzano di moralismo bigotto.
Le critiche al presidente che trascura ampiamente la sua sicurezza e la sicurezza dell'Italia stessa invece sono del tutto legittime e giuste.
Io non lo so se Berlusconi nelle sue ville si porta dietro dei "segreti di stato". Io non lo so se nei suoi computer di casa ci possono essere segreti, ma immagino che ci siano comunque informazioni utili a qualsiasi spia.
Una di queste ragazze che entrasse a casa sua e addirittura rimanesse a "dormire" lì, potrebbe benissimo copiarsi tutti gli HD che trova, ricavando moltissime informazioni utili.
Gli esponenti del centrodestra fanno quadrato intorno al premier difendendo il presidente sul fronte giudiziario perché è evidente che la parte più debole di tutta la vicenda sono proprio le accuse di reato che sono difficilmente dimostrabili.
Sulla sicurezza del premier e dello stato nessuno ovviamente parla anche perché perfino all'opposizione interessa di più la questione "pruriginosa" della vicenda.
Non parliamo poi dei giornali. Del resto in un paese dove ci sono 38 o più riviste di gossip nelle nostre edicole è normale che la libidine faccia vendere di più copie della sicurezza dello stato.
Questa è una mia opinione, ma secondo me una nazione che dà più peso a ciò che accade sopra e sotto le lenzuola rispetto ai problemi di sicurezza è una nazione che ha dei seri problemi.
Dovremmo tutti farci un esame di coscienza, smettere di leggere gossip e usare meglio la nostra intelligenza.
Obiettivamente, dare peso a problemi di gossip vuol dire sprecare l'intelligenza.
In questa situazione l'opposizione cosa fa? Quelli del terzo polo o polo della nazione, insomma Casini & Co, giustamente si defilano. Se prima c'erano possibilità di allargamento della maggioranza seppur con appoggio esterno, ora non ci sono più.
Per il polo della nazione quindi, se non si può fare un governo senza Berlusconi, meglio le elezioni.
Sostenere Berlusconi anche con un appoggio esterno sarebbe allo stato attuale delle cose inopportuno.
Ma l'apoteosi del ridicolo qual è? Bersani che chiede 10 milioni di firme per far dimettere Berlusconi da presidente del consiglio.
Caro Bersani, che senso ha chiedere 10 milioni di firme per far dimettere Berlusconi? Ma ti rendi conto di essere RIDICOLO? Piuttosto CHIEDI LE ELEZIONI e vatteli a conquistare 10 MILIONI DI VOTI...
Me lo spieghi a che servono 10 milioni di firme? A permetterti di fare i giochi di palazzo senza chiedere le elezioni?
È questa la politica in cui credete, cari concittadini?
Sono questi i vostri punti di riferimento?
A questi politici dei vostri problemi, della crisi economica, della disoccupazione, dell'inflazione, dei servizi che dovrebbero erogare come stato, non interessa alcunché.
Questi si muovono solo secondo convenienza "elettorale" per questioni di potere.
Non sono ispirati da alcun principio politico. Non hanno alcuna visione del futuro. Non credono affatto a una società migliore di questa (per noi cittadini, ovviamente, non per loro...).
Io al posto vostro me ne ricorderei quando sarà il momento di votare e non ne salverei uno, senza alcuna pietà.
Tra un Berlusconi che fa i festini con le mignotte fregandosene della sicurezza e un Bersani che chiede le firme invece dei voti, per poter fare chissà quale gioco di palazzo, che differenza volete che ci passi?
Ritenete i due comportamenti intelligenti e misurati?
Io lo dico da tempo che questa ormai non è più una democrazia ma un'oligarchia.
E le oligarchie vanno abbattute. Non si sceglie una parte dell'oligarchia. La si rigetta totalmente.
Mandiamoli tutti a casa.
sabato 15 gennaio 2011
Critocrazia e Pornocrazia - Dove va l'Italia?
Lo ammetto, ragionando a mente fredda sulla sentenza della corte costituzionale, mi sento "preoccupato" per la piega che sta prendendo il conflitto di potere che c'è in Italia.
Inizialmente la questione mi aveva lasciato abbastanza indifferente perché mi aspettavo che la legge fosse bocciata del tutto e fosse ribadito il concetto della modifica costituzionale.
Questo non è avvenuto.
È avvenuto qualcosa di ben più grave. La corte costituzionale nell'emettere la sentenza ha di fatto modificato la legge stessa quindi è come se avesse preso il posto del legislatore. Ma il succo del discorso riguarda un altro potere dello stato, l'esecutivo. Ebbene la corte ha deciso che sia il giudice a stabilire se l'impegno del presidente del consiglio, capo dell'esecutivo, costituisca o meno un legittimo impedimento per il processo. In pratica il presidente del consiglio deve formulare l'agenda di governo in base alla volontà del giudice.
Il mio pensiero va immediatamente a Re Luigi XIV, detto Re Sole, che costituisce l'esempio più conosciuto di Monarca assoluto che aveva sotto di se tutti i poteri dello stato.
"Lo Stato sono io" è una delle citazioni di questo Re.
Critocrazia. Potere dei giudici. I giudici che riassumono sotto di loro tutti i poteri dello stato. Un brivido che percorre la mia schiena...
Contemporaneamente, tanto per non farci mancare niente, abbiamo la storia di Ruby...
E qui possiamo parlare di rischi di pornocrazia, che potremmo definire come Potere delle concubine (non è la traduzione letterale).
La storia è piena di uomini di potere che avevano le loro amanti e le loro "favorite". Lo stesso Re Sole ne aveva diverse da cui ha anche avuto figli illegittimi alcuni dei quali anche legittimati in seguito.
Ma basta ricordare la donna più potente del XVIII secolo. Non un'imperatrice, non una regina, ma un'amante. Madame de Pompadour, amante di Luigi XV. Come amante la storia non durò a lungo, ma Madame de Pompadour e Luigi XV rimasero amici e lei divenne la consigliera più fidata tanto da essere una "regina de facto" senza essere mai regina anche quando Luigi XV ebbe altre amanti (tra cui una quindicenne).
In pratica stiamo parlando della storia più antica del mondo. Gli uomini di potere e il sesso.
Tra Critocrazia e Pornocrazia, io preferirei che si tornasse a parlare di Democrazia.
La Democrazia è tale solo se esiste una totale divisione dei poteri dello stato.
Invece qui tra giudici "debordanti" e "concubine" varie piazzate anche in posti di potere la nostra cara Italia sta andando a fondo.
Inizialmente la questione mi aveva lasciato abbastanza indifferente perché mi aspettavo che la legge fosse bocciata del tutto e fosse ribadito il concetto della modifica costituzionale.
Questo non è avvenuto.
È avvenuto qualcosa di ben più grave. La corte costituzionale nell'emettere la sentenza ha di fatto modificato la legge stessa quindi è come se avesse preso il posto del legislatore. Ma il succo del discorso riguarda un altro potere dello stato, l'esecutivo. Ebbene la corte ha deciso che sia il giudice a stabilire se l'impegno del presidente del consiglio, capo dell'esecutivo, costituisca o meno un legittimo impedimento per il processo. In pratica il presidente del consiglio deve formulare l'agenda di governo in base alla volontà del giudice.
Il mio pensiero va immediatamente a Re Luigi XIV, detto Re Sole, che costituisce l'esempio più conosciuto di Monarca assoluto che aveva sotto di se tutti i poteri dello stato.
"Lo Stato sono io" è una delle citazioni di questo Re.
Critocrazia. Potere dei giudici. I giudici che riassumono sotto di loro tutti i poteri dello stato. Un brivido che percorre la mia schiena...
Contemporaneamente, tanto per non farci mancare niente, abbiamo la storia di Ruby...
E qui possiamo parlare di rischi di pornocrazia, che potremmo definire come Potere delle concubine (non è la traduzione letterale).
La storia è piena di uomini di potere che avevano le loro amanti e le loro "favorite". Lo stesso Re Sole ne aveva diverse da cui ha anche avuto figli illegittimi alcuni dei quali anche legittimati in seguito.
Ma basta ricordare la donna più potente del XVIII secolo. Non un'imperatrice, non una regina, ma un'amante. Madame de Pompadour, amante di Luigi XV. Come amante la storia non durò a lungo, ma Madame de Pompadour e Luigi XV rimasero amici e lei divenne la consigliera più fidata tanto da essere una "regina de facto" senza essere mai regina anche quando Luigi XV ebbe altre amanti (tra cui una quindicenne).
In pratica stiamo parlando della storia più antica del mondo. Gli uomini di potere e il sesso.
Tra Critocrazia e Pornocrazia, io preferirei che si tornasse a parlare di Democrazia.
La Democrazia è tale solo se esiste una totale divisione dei poteri dello stato.
Invece qui tra giudici "debordanti" e "concubine" varie piazzate anche in posti di potere la nostra cara Italia sta andando a fondo.
venerdì 14 gennaio 2011
La moneta drogata e la crisi mondiale.
Dite la verità, se vi dicessero se vorreste avere subito un aumento di stipendio di 100 euro al mese, lo accettereste?
Immagino di sì.
Ma siete sicuri che quei 100 euro in più si traducano poi in un potere d'acquisto di pari entità?
La risposta, in questo caso, non può che essere negativa.
Buona parte di quei 100 euro saranno mangiati dall'inflazione.
Qui sta la differenza sostanziale tra "salario reale" e "salario nominale". Un aumento di € 100 di salario nominale, non corrispondono a € 100 di salario reale nella grandissima maggioranza dei casi.
Facciamo un altro esempio. Preferireste avere un salario corrispondente a 160 biglietti del cinema oppure un salario corrispondente a 200 biglietti del cinema?
Al di là dei vostri gusti cinematografici, immagino che preferireste avere uno stipendio che vi permette di comprare 200 biglietti.
Supponiamo che al momento il vostro salario corrisponda a 160 biglietti del cinema e che il loro prezzo corrente sia di € 5 a biglietto. Questo significa che il vostro salario nominale ammonta a € 800.
Supponiamo invece che quando il vostro salario corrisponde a 200 biglietti del cinema, il prezzo del biglietto sia invece di € 4, cosicché il vostro salario nominale corrisponde ancora una volta a € 800.
Vi sentireste più ricchi prima, dopo oppure pensate che non vi sia alcuna differenza?
La differenza c'è ed è evidente. A parità di salario nominale voi vedreste 40 film in più al cinema rispetto a prima. Eppure una gran parte di voi si sentirebbe ugualmente ricca rispetto a prima perché dopotutto guadagna sempre € 800.
Questo aspetto psicologico non dovete sottovalutarlo.
Vi faccio un esempio ancora più difficile.
Supponiamo che, invece di calcolare il vostro stipendio in euro, venga calcolato in biglietti del cinema.
Supponiamo quindi che il vostro salario corrisponda a 160 biglietti del cinema e dal momento che il prezzo medio dei biglietti del cinema è € 5 vi venga concesso un salario nominale di € 800.
Supponiamo ora che il vostro stipendio sia aumentato a 200 biglietti del cinema ma il prezzo del biglietto ora scenda a € 3 cosicché il vostro salario nominale sia ora di € 600.
Ora vi sentireste più ricchi o più poveri?
Il vostro salario reale è aumentato del 25%, pertanto dovreste sentirvi più ricchi.
In realtà la maggior parte di voi si sentirebbe più povera perché il salario nominale è sceso del 20%.
Una delle ragioni psicologiche che vi inducono a pensare di essere diventati più poveri è dovuta al fatto che siete abituati a pensare al costo delle merci in moneta e sapete che il prezzo di un prodotto singolo può anche variare in negativo ma possono esserci molti più articoli che vedono variare il loro prezzo in positivo. Pertanto il cinema potrebbe anche costare meno e tutti gli altri prodotti costare di più.
Ottimo ragionamento, ma psicologicamente tendereste a sentirvi più poveri anche se tutti i prezzi fossero legati al prezzo del biglietto del cinema e quindi diminuissero tutti allo stesso modo.
Per voi semplicemente € 600, sono inferiori a € 800. Non importa se con € 600 poi in realtà siete effettivamente più ricchi.
Per evitare questo impatto psicologico che generalmente porta i cittadini a sentirsi più poveri e quindi a consumare di meno, i governi mondiali e le banche centrali da sempre tendono a produrre politiche di espansione del credito e quindi ad aumentare la domanda di beni e servizi drogando di fatto la moneta.
In realtà questa moneta "drogata" vi rende effettivamente più poveri, perché se è vero che il vostro salario nominale sale, dandovi l'illusione di guadagnare di più, in realtà questo aumento spesso vi fa salire anche nella fascia di reddito che paga una maggiore imposizione fiscale e generalmente buona parte del reddito viene mangiato dall'inflazione che si produce. Se sale l'inflazione, aumentano i tassi d'interesse.
I tassi di interesse, oltre alla propensione al risparmio, sono le vere cause della disparità sociale tra redditi. Chi risparmia di meno nel lungo periodo sarà più povero di chi risparmia di più. Più sono alti i tassi d'interesse e maggiore è la velocità di crescita di questa disparità.
Ora chi ha un basso reddito ha anche maggiori difficoltà a risparmiare e spesso invece è costretto a indebitarsi attraverso rate e mutui che riducono il reddito disponibile.
Quando si aumenta la domanda di beni e servizi attraverso l'espansione del credito, si aumenta sì la quantità di equilibrio, ma si aumenta anche il prezzo di equilibrio.
Se invece si aumenta l'offerta di beni e servizi, la quantità di equilibrio aumenta ma il prezzo di equilibrio scende.
Viene allora spontaneo chiedersi perché i governi e le banche centrali non facciano politiche per espandere l'offerta di beni e servizi anziché puntare sulla domanda dei medesimi.
La ragione risiede tutta nell'effetto psicologico che questo comporterebbe per i cittadini, o meglio, dalla paura che i governi e le banche hanno di questo effetto.
Qualsiasi scelta che comporti un'espansione dell'offerta comporta anche la riduzione del salario nominale dei cittadini. Perché anche il salario è un "prezzo".
Aumentando l'offerta di beni e servizi, si aumenta anche l'offerta di lavoratori e quindi così come si riduce il prezzo di equilibrio dei beni e dei servizi allo stesso modo si riduce il "prezzo" di equilibrio dei lavoratori, quindi il loro salario nominale.
Il problema è che in un mercato dove l'offerta di lavoratori sta diventando globalizzata e quindi alle imprese conviene produrre all'estero dove i lavoratori si accontentano di salari più bassi, l'unica soluzione che abbiamo per evitare la catastrofe è appunto quella di attuare politiche che aumentino l'offerta di beni e servizi.
Immagino di sì.
Ma siete sicuri che quei 100 euro in più si traducano poi in un potere d'acquisto di pari entità?
La risposta, in questo caso, non può che essere negativa.
Buona parte di quei 100 euro saranno mangiati dall'inflazione.
Qui sta la differenza sostanziale tra "salario reale" e "salario nominale". Un aumento di € 100 di salario nominale, non corrispondono a € 100 di salario reale nella grandissima maggioranza dei casi.
Facciamo un altro esempio. Preferireste avere un salario corrispondente a 160 biglietti del cinema oppure un salario corrispondente a 200 biglietti del cinema?
Al di là dei vostri gusti cinematografici, immagino che preferireste avere uno stipendio che vi permette di comprare 200 biglietti.
Supponiamo che al momento il vostro salario corrisponda a 160 biglietti del cinema e che il loro prezzo corrente sia di € 5 a biglietto. Questo significa che il vostro salario nominale ammonta a € 800.
Supponiamo invece che quando il vostro salario corrisponde a 200 biglietti del cinema, il prezzo del biglietto sia invece di € 4, cosicché il vostro salario nominale corrisponde ancora una volta a € 800.
Vi sentireste più ricchi prima, dopo oppure pensate che non vi sia alcuna differenza?
La differenza c'è ed è evidente. A parità di salario nominale voi vedreste 40 film in più al cinema rispetto a prima. Eppure una gran parte di voi si sentirebbe ugualmente ricca rispetto a prima perché dopotutto guadagna sempre € 800.
Questo aspetto psicologico non dovete sottovalutarlo.
Vi faccio un esempio ancora più difficile.
Supponiamo che, invece di calcolare il vostro stipendio in euro, venga calcolato in biglietti del cinema.
Supponiamo quindi che il vostro salario corrisponda a 160 biglietti del cinema e dal momento che il prezzo medio dei biglietti del cinema è € 5 vi venga concesso un salario nominale di € 800.
Supponiamo ora che il vostro stipendio sia aumentato a 200 biglietti del cinema ma il prezzo del biglietto ora scenda a € 3 cosicché il vostro salario nominale sia ora di € 600.
Ora vi sentireste più ricchi o più poveri?
Il vostro salario reale è aumentato del 25%, pertanto dovreste sentirvi più ricchi.
In realtà la maggior parte di voi si sentirebbe più povera perché il salario nominale è sceso del 20%.
Una delle ragioni psicologiche che vi inducono a pensare di essere diventati più poveri è dovuta al fatto che siete abituati a pensare al costo delle merci in moneta e sapete che il prezzo di un prodotto singolo può anche variare in negativo ma possono esserci molti più articoli che vedono variare il loro prezzo in positivo. Pertanto il cinema potrebbe anche costare meno e tutti gli altri prodotti costare di più.
Ottimo ragionamento, ma psicologicamente tendereste a sentirvi più poveri anche se tutti i prezzi fossero legati al prezzo del biglietto del cinema e quindi diminuissero tutti allo stesso modo.
Per voi semplicemente € 600, sono inferiori a € 800. Non importa se con € 600 poi in realtà siete effettivamente più ricchi.
Per evitare questo impatto psicologico che generalmente porta i cittadini a sentirsi più poveri e quindi a consumare di meno, i governi mondiali e le banche centrali da sempre tendono a produrre politiche di espansione del credito e quindi ad aumentare la domanda di beni e servizi drogando di fatto la moneta.
In realtà questa moneta "drogata" vi rende effettivamente più poveri, perché se è vero che il vostro salario nominale sale, dandovi l'illusione di guadagnare di più, in realtà questo aumento spesso vi fa salire anche nella fascia di reddito che paga una maggiore imposizione fiscale e generalmente buona parte del reddito viene mangiato dall'inflazione che si produce. Se sale l'inflazione, aumentano i tassi d'interesse.
I tassi di interesse, oltre alla propensione al risparmio, sono le vere cause della disparità sociale tra redditi. Chi risparmia di meno nel lungo periodo sarà più povero di chi risparmia di più. Più sono alti i tassi d'interesse e maggiore è la velocità di crescita di questa disparità.
Ora chi ha un basso reddito ha anche maggiori difficoltà a risparmiare e spesso invece è costretto a indebitarsi attraverso rate e mutui che riducono il reddito disponibile.
Quando si aumenta la domanda di beni e servizi attraverso l'espansione del credito, si aumenta sì la quantità di equilibrio, ma si aumenta anche il prezzo di equilibrio.
Se invece si aumenta l'offerta di beni e servizi, la quantità di equilibrio aumenta ma il prezzo di equilibrio scende.
Viene allora spontaneo chiedersi perché i governi e le banche centrali non facciano politiche per espandere l'offerta di beni e servizi anziché puntare sulla domanda dei medesimi.
La ragione risiede tutta nell'effetto psicologico che questo comporterebbe per i cittadini, o meglio, dalla paura che i governi e le banche hanno di questo effetto.
Qualsiasi scelta che comporti un'espansione dell'offerta comporta anche la riduzione del salario nominale dei cittadini. Perché anche il salario è un "prezzo".
Aumentando l'offerta di beni e servizi, si aumenta anche l'offerta di lavoratori e quindi così come si riduce il prezzo di equilibrio dei beni e dei servizi allo stesso modo si riduce il "prezzo" di equilibrio dei lavoratori, quindi il loro salario nominale.
Il problema è che in un mercato dove l'offerta di lavoratori sta diventando globalizzata e quindi alle imprese conviene produrre all'estero dove i lavoratori si accontentano di salari più bassi, l'unica soluzione che abbiamo per evitare la catastrofe è appunto quella di attuare politiche che aumentino l'offerta di beni e servizi.
martedì 21 dicembre 2010
Reddito e distribuzione di reddito.
Il 45% della ricchezza è in mano al 10% delle famiglie italiane.
Che vuol dire?
Il PIL pro capite (nominale) del 2009 degli italiani era di € 35435. Qualcuno di voi, me compreso, dirà: "magari!".
Il punto è che le medie non tengono conto appunto della distribuzione di reddito e di quanta parte della popolazione si discosti dalla media e in che misura.
Approssimiamo i conti. Supponiamo che gli italiani siano 60 milioni, che il reddito medio sia di € 35000 e che il 10% delle famiglie coincidano con il 10% della popolazione.
Ebbene, questo vuol dire che il 10% delle persone avrebbe a disposizione un PIL pro capite (nominale) di € 157500 contro il 90% delle persone che avrebbe un PIL pro capite (nominale) di € 21390 (arrotondato).
Ora abbiamo un quadro più significativo dei dati. Il ceto ricco (10%) d'Italia ha un reddito pro capite che è più di 7 volte quello del ceto più povero (90%).
E questo dice molto di più rispetto al semplice dato medio di € 35000.
Ci sono situazioni ben più gravi di quella italiana ovviamente. Il PIL mondiale è suddiviso in questo modo: L'80% delle ricchezze appartiene al 20% della popolazione.
Se applicassimo questa divisione al reddito italiano, il 20% della popolazione avrebbe un PIL pro capite di € 140000 contro l'80% della popolazione che avrebbe un PIL pro capite di € 8750 con una differenza tra i due redditi medi di 16 volte.
Ma la cosa grave di questo fenomeno non è tanto lo squilibrio di ricchezza in se, ma il fatto che la mobilità sociale sia bloccata. Ecco un altro problema dell'oligarchia.
La salute di una democrazia si vede da quanto facilmente le persone possono scalare, attraverso il lavoro e il merito, le varie fascie di reddito.
Il compito di uno stato sarebbe quello di favorire politiche che rendano più facile la mobilità sociale e che poi si traducono in una società in cui esiste una maggiore simmetria nella distribuzione dei redditi rispetto alla media.
Uno dei punti che ho maggiormente valutato nel disegnare una nuova società è come rendere estremamente dinamica la mobilità sociale di uno stato.
Bisogna considerare che la democrazia è come una pallina messa sul vertice di una montagna. Basta una piccola spinta e la pallina ruzzola a valle.
La democrazia è una forma di governo che spesso si trova in un equilibrio "instabile" e tende a precipitare verso forme di governo oligarchiche o anche peggiori.
Di conseguenza se si vuole salvaguardare la democrazia, una società altamente dinamica per quanto riguarda la mobilità sociale è una necessità assoluta.
Se si vuole avere un'elevata mobilità sociale bisogna innanzitutto eliminare ogni possibile deriva oligarchica.
Se pensate che uno qualsiasi dei partiti che sono al potere può garantirvi una maggiore mobilità sociale e quindi darvi maggiori possibilità di raggiungere fascie di reddito più soddisfacenti, vi sbagliate di grosso.
I partiti al potere sono controllati dall'oligarchia e quindi non faranno mai nulla di reale per cambiare la situazione.
L'oligarchia è furba. In quasi tutto il mondo esistono due schieramenti politici che sul piano economico hanno un unico punto in comune: favorire il ceto ricco.
Di solito c'è uno schieramento, o un partito, che porta avanti le istanze del ceto "medio" e uno schieramento, o un partito, che porta avanti le istanze delle fascie più deboli e contemporaneamente delle istanze delle fascie medio-alte.
Dal punto di vista della strategia "elettorale" si pone il problema del salto di reddito. Per chi sostiene le fascie più deboli, portare uno di questi cittadini a prendere un reddito medio potrebbe essere un problema, così come è un problema per chi sostiene il ceto medio fare avanzare un cittadino verso le fascie medio-alte.
Soprattutto al di fuori dell'Italia, dove il voto politico è più "mobile" e la gente guarda maggiormente al portafoglio quando vota piuttosto che all'ideologia, permettere il salto da una fascia all'altra può significare perdere dei voti. Perché se è vero che inizialmente si può avere un ritorno elettorale per gratitudine, basta poi un minimo rischio per far cambiare idea al cittadino.
Di conseguenza entrambi gli schieramenti, o partiti, attuano delle strategie economiche di tipo demagogico che servono a garantirsi il voto delle fascie che rappresentano ma facendo in modo che la mobilità sociale rimanga il più possibile bloccata.
Di tutto ciò ne approfittano i ricchi che, grazie ai meccanismi finanziari, aumentano spesso il loro reddito rispetto al resto della popolazione. Inoltre i ricchi sono i maggiori finanziatori dei partiti di entrambi gli schieramenti e quindi sono i maggiori artefici della demagogia con i quali i partiti riescono a mantenere bloccata la mobilità sociale.
Il primo passo da fare è quindi "distruggere" l'oligarchia e questo si può fare attravero le assemblee popolari e un sistema elettorale a costo zero. Per quanto riguarda la mobilità sociale invece occorre favorire meccanismi di redistribuzione dei redditi attraverso un meccanismo che premi le persone che contemporaneamente vengono ritenute più meritevoli e socialmente collaborative. Occorre favorire politiche di investimenti nel settore produttivo piuttosto che gli investimenti finanziari. Occorre favorire politiche che permettano alle aziende di investire in ricerca e in sviluppo e che favoriscano o nuove assunzioni o aumenti salariali. Occorre inoltre fare in modo che la ricchezza che si produce sia reale e quindi attuare dei meccanismi economici che combattano veramente l'inflazione.
Ovviamente io ho una mia soluzione per tutto ciò. Una soluzione che non prevede alcun sacrificio in termini di libertà per i cittadini e che prevede un livello di tassazione mediamente più basso di quello attuale, con una diversa organizzazione dello stato sociale che sia più efficiente e soprattutto controllato da larga parte della popolazione.
Che vuol dire?
Il PIL pro capite (nominale) del 2009 degli italiani era di € 35435. Qualcuno di voi, me compreso, dirà: "magari!".
Il punto è che le medie non tengono conto appunto della distribuzione di reddito e di quanta parte della popolazione si discosti dalla media e in che misura.
Approssimiamo i conti. Supponiamo che gli italiani siano 60 milioni, che il reddito medio sia di € 35000 e che il 10% delle famiglie coincidano con il 10% della popolazione.
Ebbene, questo vuol dire che il 10% delle persone avrebbe a disposizione un PIL pro capite (nominale) di € 157500 contro il 90% delle persone che avrebbe un PIL pro capite (nominale) di € 21390 (arrotondato).
Ora abbiamo un quadro più significativo dei dati. Il ceto ricco (10%) d'Italia ha un reddito pro capite che è più di 7 volte quello del ceto più povero (90%).
E questo dice molto di più rispetto al semplice dato medio di € 35000.
Ci sono situazioni ben più gravi di quella italiana ovviamente. Il PIL mondiale è suddiviso in questo modo: L'80% delle ricchezze appartiene al 20% della popolazione.
Se applicassimo questa divisione al reddito italiano, il 20% della popolazione avrebbe un PIL pro capite di € 140000 contro l'80% della popolazione che avrebbe un PIL pro capite di € 8750 con una differenza tra i due redditi medi di 16 volte.
Ma la cosa grave di questo fenomeno non è tanto lo squilibrio di ricchezza in se, ma il fatto che la mobilità sociale sia bloccata. Ecco un altro problema dell'oligarchia.
La salute di una democrazia si vede da quanto facilmente le persone possono scalare, attraverso il lavoro e il merito, le varie fascie di reddito.
Il compito di uno stato sarebbe quello di favorire politiche che rendano più facile la mobilità sociale e che poi si traducono in una società in cui esiste una maggiore simmetria nella distribuzione dei redditi rispetto alla media.
Uno dei punti che ho maggiormente valutato nel disegnare una nuova società è come rendere estremamente dinamica la mobilità sociale di uno stato.
Bisogna considerare che la democrazia è come una pallina messa sul vertice di una montagna. Basta una piccola spinta e la pallina ruzzola a valle.
La democrazia è una forma di governo che spesso si trova in un equilibrio "instabile" e tende a precipitare verso forme di governo oligarchiche o anche peggiori.
Di conseguenza se si vuole salvaguardare la democrazia, una società altamente dinamica per quanto riguarda la mobilità sociale è una necessità assoluta.
Se si vuole avere un'elevata mobilità sociale bisogna innanzitutto eliminare ogni possibile deriva oligarchica.
Se pensate che uno qualsiasi dei partiti che sono al potere può garantirvi una maggiore mobilità sociale e quindi darvi maggiori possibilità di raggiungere fascie di reddito più soddisfacenti, vi sbagliate di grosso.
I partiti al potere sono controllati dall'oligarchia e quindi non faranno mai nulla di reale per cambiare la situazione.
L'oligarchia è furba. In quasi tutto il mondo esistono due schieramenti politici che sul piano economico hanno un unico punto in comune: favorire il ceto ricco.
Di solito c'è uno schieramento, o un partito, che porta avanti le istanze del ceto "medio" e uno schieramento, o un partito, che porta avanti le istanze delle fascie più deboli e contemporaneamente delle istanze delle fascie medio-alte.
Dal punto di vista della strategia "elettorale" si pone il problema del salto di reddito. Per chi sostiene le fascie più deboli, portare uno di questi cittadini a prendere un reddito medio potrebbe essere un problema, così come è un problema per chi sostiene il ceto medio fare avanzare un cittadino verso le fascie medio-alte.
Soprattutto al di fuori dell'Italia, dove il voto politico è più "mobile" e la gente guarda maggiormente al portafoglio quando vota piuttosto che all'ideologia, permettere il salto da una fascia all'altra può significare perdere dei voti. Perché se è vero che inizialmente si può avere un ritorno elettorale per gratitudine, basta poi un minimo rischio per far cambiare idea al cittadino.
Di conseguenza entrambi gli schieramenti, o partiti, attuano delle strategie economiche di tipo demagogico che servono a garantirsi il voto delle fascie che rappresentano ma facendo in modo che la mobilità sociale rimanga il più possibile bloccata.
Di tutto ciò ne approfittano i ricchi che, grazie ai meccanismi finanziari, aumentano spesso il loro reddito rispetto al resto della popolazione. Inoltre i ricchi sono i maggiori finanziatori dei partiti di entrambi gli schieramenti e quindi sono i maggiori artefici della demagogia con i quali i partiti riescono a mantenere bloccata la mobilità sociale.
Il primo passo da fare è quindi "distruggere" l'oligarchia e questo si può fare attravero le assemblee popolari e un sistema elettorale a costo zero. Per quanto riguarda la mobilità sociale invece occorre favorire meccanismi di redistribuzione dei redditi attraverso un meccanismo che premi le persone che contemporaneamente vengono ritenute più meritevoli e socialmente collaborative. Occorre favorire politiche di investimenti nel settore produttivo piuttosto che gli investimenti finanziari. Occorre favorire politiche che permettano alle aziende di investire in ricerca e in sviluppo e che favoriscano o nuove assunzioni o aumenti salariali. Occorre inoltre fare in modo che la ricchezza che si produce sia reale e quindi attuare dei meccanismi economici che combattano veramente l'inflazione.
Ovviamente io ho una mia soluzione per tutto ciò. Una soluzione che non prevede alcun sacrificio in termini di libertà per i cittadini e che prevede un livello di tassazione mediamente più basso di quello attuale, con una diversa organizzazione dello stato sociale che sia più efficiente e soprattutto controllato da larga parte della popolazione.
Iscriviti a:
Post (Atom)