Questo blog è lo sfogo di uno che è stufo della politica gridata, fatta con la pancia e non con la testa. La ragione è ciò che ci distingue dagli animali, non la pancia. L'unico modo per cambiare questa società è allora quello di usare la ragione.
domenica 20 novembre 2011
Monti, Berlusconi e la sinistra in trappola...
Diciamo le cose come stanno. Il PD è in un mare di guai, anzi è in trappola.
A sentire i commenti in giro del Giornale, di Libero e soprattutto di Giuliano Ferrara invece sembrerebbe tutto il contrario.
Guardiamo le cose meglio. Berlusconi si è dimesso da presidente del consiglio ed è stato scelto Mario Monti al suo posto.
Chi pensava a una vittoria, alla fine di Berlusconi e in un governo guidato dal centrosinistra si ritrova a sostenere ora un governo dove l'appoggio di Berlusconi e del PDL è determinante.
Qual è l'interesse di Berlusconi e del PDL? Andare a elezioni quando è più conveniente.
Questo il centrosinistra e in particolare il PD doveva prevederlo. A mio avviso hanno sottovalutato la situazione. E ora sono in trappola.
Vi spiego perché.
La speranza della sinistra era che Berlusconi, che aveva dimostrato una ferrea tenacia a non mollare, sentendosi tradito avrebbe chiesto immediatamente le elezioni spaccando il partito. Se infatti avesse chiesto le elezioni, il gruppo dei "prossimi trombati", ossia quei parlamentari che erano sicuri di non essere rieletti, si sarebbero staccati dal PDL e avrebbero appoggiato un qualsiasi governo tecnico che assicurasse loro non solo di prendere il vitalizio, ma di arrivare a fine legislatura.
Questo sarebbe stato il colpo di grazia di Berlusconi che anche se avrebbe potuto gridare al ribaltone e sfruttare l'opposizione a un governo impopolare, si sarebbe trovato tecnicamente fuori dai giochi fino alla fine della legislatura. Anzi, sarebbe apparso ancora di più incattivito e rancoroso.
Si sarebbe in pratica riprodotta la situazione che si era creata nel 1995 con il governo Dini. Berlusconi avrebbe lasciato in mano ai suoi avversari il governo.
Questo era il quadro più favorevole al centrosinistra.
Invece Berlusconi ha deciso di sostenere Monti, nonostante i vari mal di pancia all'interno del partito e dei giornalisti falchi.
Nel farlo però sta fissando dei paletti. Ovviamente si tratta di un bluff. Il PDL non ha alcuna intenzione di sfiduciare Monti se sarà introdotta una patrimoniale o cose di questo genere almeno finché non potrà andare alle elezioni in condizioni favorevoli.
Questi paletti però hanno l'effetto di condizionare anche il campo avversario. Perché ovviamente Monti cercherà di non "scontentare" Berlusconi, cercando di arrivare a compromessi accettabili.
In questa situazione, il PD ha deciso di "distinguersi" non imponendo alcun paletto al governo Monti, quasi come a dire che darà una fiducia in bianco e che qualsiasi cosa farà andrà bene.
Questo significa rinunciare a fare politica.
Quando il governo Monti inizierà a portare in parlamento provvedimenti che metteranno sotto stress l'elettorato soprattutto di centrosinistra inizieranno i dolori. Già appare evidente che l'IDV è in posizione critica e che farà fatica ad appoggiare un governo sostenuto da Berlusconi e che va contro gli interessi del suo elettorato. La probabilità che Di Pietro passi all'opposizione è molto elevata.
Oltretutto quando si parlerà di lavoro e di pensioni buona parte del PD avrà voglia di sostenere le posizioni della CGIL in proposito.
Questo fatto porterà molti malumori nello schieramento di centrosinistra e servirà ai suoi avversari politici a sottolineare il fatto che PD, IDV e SEL possono vincere le elezioni ma poi hanno un'enorme difficoltà a governare insieme.
Dalla parte del centrodestra però la strada è altrettanto complicata dal fatto che alcuni provvedimenti del governo Monti potrebbero scontentare molto la Lega e quindi si potrebbe verificare una spaccatura insanabile tra la Lega e il PDL.
Tutto ciò fa pensare ovviamente alla possibilità che le formazioni attuali siano destinate a sciogliersi e a ricomporsi in modi differenti.
Quello che però fa la differenza è che Berlusconi è attivo e fissa paletti, mentre Bersani sostiene in bianco limitandosi a dire qualche "non sarebbe male se si facesse..." in contrasto ai paletti di Berlusconi. Normalmente chi si mette a trattare ottiene di più di chi non lo fa.
Insomma, io ho l'impressione che il governo Monti possa portare più danni al centrosinistra che al PDL, anche se potrebbe rendere insanabile il rapporto con la Lega.
C'è un motivo fondamentale dunque per il quale non siamo andati a elezioni. Il problema è che la consultazione elettorale non avrebbe garantito una maggioranza politica stabile e si sarebbe dovuto fare una grossa coalizione dopo il voto, solo che il PD avrebbe perso comunque deputati a favore di SEL che sarebbe entrata in parlamento e per di più c'era la possibilità che PD e PDL insieme non riuscissero ad avere il 50% +1 dei parlamentari.
Andare alle elezioni quindi avrebbe significato dover fare una legge elettorale proporzionale alla tedesca come piace a Casini.
Oggi invece PD e PDL potrebbero fare una legge maggioritaria con una larga maggioranza anche se tutti gli altri partiti votassero contro. Avranno il coraggio di farla?
domenica 13 novembre 2011
Senza idee non si cambia nulla...
Berlusconi si è dimesso! Evviva, evviva, ip ip urrà!
Ma sì, lasciamo pure che la gente festeggi, anche se a ben guardare non c'è niente da festeggiare.
Ok, per molti la persona che ha incarnato, secondo le loro idee, "il male assoluto", non c'è niente di più liberatorio di sapere che questa persona non siederà più sulla poltrona di presidente del consiglio.
Tuttavia Berlusconi, non è Hitler e la sua stagione politica non si è conclusa con un colpo di pistola in testa all'interno di un bunker ma, come accade negli stati "democratici" dell'occidente ha rassegnato le sue dimissioni.
Questo semplicemente per riportare la discussione dalla Luna alla Terra. In Italia non c'è stata alcuna dittatura negli ultimi 17 anni in cui Berlusconi è, per dirlo a modo suo, "sceso in campo".
Oggi probabilmente sarà dato l'incarico a Monti, persona dal curriculum eccezionale, non c'è dubbio, ma è uomo che è all'interno di istituzioni bancarie (Goldman Sachs), industriali (Coca-Cola Company), universitarie (Bocconi) e all'interno di organizzazioni mondialiste quali il gruppo Bildberg (di cui si conosce la lista dei partecipanti, ma viene tenuto segreto il contenuto delle discussioni) e la Trilateral Commission.
Cosa significa tutto ciò? Che a mio avviso il curriculum di Monti è sì eccezionale, ma fa comunque parte di una struttura oligarchica di potere.
Molti diranno che Monti è sicuramente meglio di Berlusconi, probabilmente è vero, ma di quale piano stiamo parlando? Dal punto di vista dei comportamenti privati? Dal punto di vista etico-morale?
La differenza in democrazia non la fanno solo gli uomini, ma le idee. Quali sono le idee di Monti? Teoricamente è un liberista di quelli che normalmente la sinistra tende a combattere, quindi da questo punto di vista è più vicino a Berlusconi che a Bersani, ma si sa in Italia la coerenza non esiste.
Il punto però è proprio questo. Per cambiare una nazione servono le idee, oltre che il coraggio. E io sono preoccupato da questo punto di vista, perché se le idee sono quelle di una persona che è all'interno di logiche elitarie e oligarchiche, è ben difficile che cambierà questo paese dando più poteri e partecipazione ai normali cittadini. Chi ha una mentalità elitaria normalmente tende a togliere vincoli alle classi dirigenti e a rendere l'accesso alle medesime sempre più complessa per i normali cittadini.
La Große Koalition all'italiana poi sarà uno spettacolo deprimente in cui la classe politica andrà avanti facendo finta di turarsi il naso per votare provvedimenti che finiranno per togliere una vita dignitosa ai cittadini che saranno i soliti e soli a pagare...
Quando ci renderemo conto che è tempo di prendersi l'Italia e cambiare le regole affinché diventi una democrazia con maggiore partecipazione, maggiore equità e maggiore possibilità di accesso alla scala sociale?
Non è dagli oligarchi che otterremo più democrazia...
mercoledì 26 ottobre 2011
Ci prendono in giro...
Ci prendono in giro. Le misure che l'Europa sta chiedendo all'Italia, non servono a rilanciare l'economia. Servono a diminuire il debito e non è la stessa cosa.
Quello che accadrà è che saremo costretti a vendere i gioielli di famiglia, ovvero quelle quattro cinque aziende a partecipazione statale che funzionano, tipo enel, eni, generali, eccetera, e lo faremo dovendo svenderle.
Qualcuno in Europa probabilmente ci ha già messo gli occhi sopra. Questo porterà sviluppo economico in Italia? Manco per niente.
Certo, la riduzione del debito permetterà alle aziende di accedere a maggior credito, ma solo in teoria. Perché in Italia le banche non ti danno un centesimo se in realtà non dimostri che gliene puoi restituire uno e mezzo. In Italia, Microsoft, Apple e Google, non sarebbero mai nate, perché le banche italiane non gli avrebbero mai e poi mai prestato soldi solo su una buona idea.
La riduzione del debito è necessaria per evitare di gravare ulteriormente sulle tasche degli italiani in futuro. Infatti più cresce il debito e maggiori dovranno essere le tasse in futuro.
Quello che però andrebbe fatto per rilanciare l'economia è togliere i soldi a chi ce li ha e distribuirli in basso, alla povera gente, che in questo modo avrebbe i soldi per andare avanti. Si rimetterebbero in moto i meccanismi del lavoro e le imprese tornerebbero a produrre.
Dalle crisi si esce sempre allo stesso modo, facendo in modo che la gente abbia un lavoro e reddito sufficiente.
martedì 4 ottobre 2011
Caro Paolo Attivissimo...
Paolo Attivissimo: "Ma la moderazione sì".
Ok Paolo, prendo questa tua affermazione per quello che è, una moderazione a senso unico nei miei confronti e quindi di fatto un'espulsione dal tuo blog.
Vedi Paolo, tu sei un bravo giornalista e un ottimo debunker, ma il moderatore ti riesce male.
Lasci che le persone intervengono a gamba tesa su di me, tipo quando mi danno del "fuffaro", quando mi accusano di spostare paletti senza averlo fatto, quando mi accusano di aver detto cose mai dette e liberamente inventate di sana pianta dal mio interlocutore e quando io chiedo al mio interlocutore di non interpretarmi, di non mettermi in bocca cose che non ho detto, di non spostare i paletti, arrivi a prospettare a me la moderazione?
Se questa è la logica del tuo modo di moderare, a senso unico a favore di chi invece entra a gamba tesa nei miei confronti, solo perché magari hai colto un "tono" provocatorio da parte mia, allora non sono libero di esprimermi in questo blog. E quindi non ha senso rimanervi.
Vorrà dire che quando mi capiterà qualcuno che crede in leggende metropolitane o complotti di vario tipo, lo lascerò semplicemente perdere e non gli dirò come ho sempre fatto di andarsi a leggere il tuo blog.
Ci vuole credere? Scemo io che cerco anche di convincerlo del contrario.
Qui tu sei il padrone e fai come vuoi, ma questo commento lo pubblicherò pari pari anche sul mio blog, non si sa mai venisse "moderato". Almeno lì chi ci capita potrà leggerlo e farsi un'opinione.
Saluti,
Roberto.
Ok Paolo, prendo questa tua affermazione per quello che è, una moderazione a senso unico nei miei confronti e quindi di fatto un'espulsione dal tuo blog.
Vedi Paolo, tu sei un bravo giornalista e un ottimo debunker, ma il moderatore ti riesce male.
Lasci che le persone intervengono a gamba tesa su di me, tipo quando mi danno del "fuffaro", quando mi accusano di spostare paletti senza averlo fatto, quando mi accusano di aver detto cose mai dette e liberamente inventate di sana pianta dal mio interlocutore e quando io chiedo al mio interlocutore di non interpretarmi, di non mettermi in bocca cose che non ho detto, di non spostare i paletti, arrivi a prospettare a me la moderazione?
Se questa è la logica del tuo modo di moderare, a senso unico a favore di chi invece entra a gamba tesa nei miei confronti, solo perché magari hai colto un "tono" provocatorio da parte mia, allora non sono libero di esprimermi in questo blog. E quindi non ha senso rimanervi.
Vorrà dire che quando mi capiterà qualcuno che crede in leggende metropolitane o complotti di vario tipo, lo lascerò semplicemente perdere e non gli dirò come ho sempre fatto di andarsi a leggere il tuo blog.
Ci vuole credere? Scemo io che cerco anche di convincerlo del contrario.
Qui tu sei il padrone e fai come vuoi, ma questo commento lo pubblicherò pari pari anche sul mio blog, non si sa mai venisse "moderato". Almeno lì chi ci capita potrà leggerlo e farsi un'opinione.
Saluti,
Roberto.
sabato 17 settembre 2011
Cose da fare...
Cose da fare per risolvere questa crisi economica e politica.
1) Istituzione della moneta elettronica per i pagamenti. Attuare una politica che ci porti nel giro di 5 anni a non usare più banconote e monete per fare pagamenti, ma usare solo bancomat e carte di credito. Meglio ancora se si fa un portafoglio elettronico. Per fare in modo che la gente sia disincentivata a usare le banconote nel corso di questi 5 anni è sufficiente permettere ai cittadini di scaricarsi il 5% di tutte le transazioni fatte con il portafoglio elettronico. Si creerebbero posti di lavoro e diventerebbe molto difficile compiere moltissimi crimini, tra i quali l'evasione fiscale.
2) Istituzione dell'ora lavorativa minima a livello nazionale, valida per tutti i contratti di lavoro. Una volta stabilito il valore di questo parametro, bisogna stabilire che i contratti a tempo determinato devono avere un minimo salariale lordo pari ad almeno 1,25 volte il lordo salariale minimo di un contratto a tempo indeterminato. Tutti gli altri tipi di contratti, saranno pagati 1,5 volte il minimo salariale lordo di un contratto a tempo indeterminato.
3) Stabilire un meccanismo di modifica del valore dell'Ora lavorativa minima in modo che il mercato raggiunga la piena occupazione e allo stato entri dell'extra gettito.
4) Stabilire dei livelli di merito all'interno delle aziende in modo tale che sia incentivata sia la cooperazione che la competizione.
5) Suddividere una grossa parte dell'extra gettito tra la popolazione a seconda dei livelli di merito acquisiti. Questo permettà di ridurre la pressione fiscale e farà in modo che le persone con reddito più basso dispongano di un po' più di reddito.
6) Eliminare la possibilità che un'azienda controlli un'altra azienda. La proprietà delle aziende deve essere esclusivamente in mano a persone reali.
7) Eliminare la possibilità che aziende possiedano quote di banche e che le banche possano controllare direttamente le aziende. Una banca può acquisire quote azionarie di una società ma non può esprimere consiglieri, né esprimere il diritto di voto. Solamente le persone reali possono controllare e gestire le aziende. Una banca che possieda quote di aziende può guadagnare solo ed esclusivamente attraverso la vendita delle quote suddette.
8) Impedire il subappalto dei lavoratori. Una società può appaltare la gestione di servizi ad altre aziende, ma queste non possono a loro volta appaltare il servizio ad aziende terze. Qualsiasi lavoratore di un'azienda terza trovato a lavorare per l'azienda committente, dovrà essere da questa assunta a tempo indeterminato con il massimo salario presente in azienda di un lavoratore con livello e competenze simili e con il pagamento triplicato del salario per tutto il periodo in cui ha lavorato in questa condizione.
9) Riforma totale delle amministrazioni pubbliche; individuazione dei settori di interesse pubblico generale. Per i settori di interesse pubblico generale si appalta con gara esclusivamente europea la gestione dei servizi. Per tutti i settori che non sono d'interesse pubblico, privatizzazione totale di aziende di proprietà delle pubbliche amministrazioni.
10) Riforma totale dello stato in senso federale basato sulle assemblee popolari. Il minimo aggregato amministrativo deve essere non inferiore ai diecimila abitanti. Istituzione del bilancio partecipato per ogni minimo aggregato amministrativo. Vengono istituite per ogni cittadino due assemblee popolari in cui verrà iscritto. Una di tipo territoriale e una di tipo transterritoriale. A ogni assemblea verranno date competenze diverse. I cittadini eleggono in ogni assemblea i rappresentanti per i livelli amministrativi superiori. In questo modo si costituisce un sistema elettorale a costo zero dove ogni cittadino è messo alla pari con tutti gli altri e può essere eletto per le sue idee invece che per i soldi che spende per la campagna elettorale.
A esclusione dell'ultimo punto che costituisce il mio modo di immaginare una società del futuro più equa, democratica e in cui i cittadini possiedono più potere, tutti gli altri punti sono esclusivamente di natura economica.
mercoledì 7 settembre 2011
Appello al presidente della repubblica Napolitano.
Presidente,
la situazione economica è gravissima, siamo chiamati a fare enormi sacrifici per salvaguardare non solo l'Italia dal fallimento, ma anche per continuare a sperare che la moneta unica regga.
La situazione politica è quella che è: una tragedia. Mai visto uno stallo di questo tipo.
La manovra economica che ha appena superato la fiducia del senato è una manovra depressiva per l'economia e può portare oltretutto all'aumento dell'inflazione.
STAGFLAZIONE, una parola che è un incubo.
Possibile che nonostante la crisi sia di questa portata da nessuna parte del mondo si organizzano dei think tank economici in cui gli economisti di tutto il mondo si chiudono in una stanza e cercano di trovare delle soluzioni economiche nuove?
Le crisi economiche si risolvono tutte allo stesso modo: facendo lavorare la gente e facendo in modo che i redditi più bassi ricevano del reddito aggiuntivo.
C'è forse un provvedimento in queste manovre che va incontro a questi due principi? Non mi pare proprio.
Ok, lo stato deve ridurre il suo deficit e andare in pareggio di bilancio, ma se non si fa in modo che le persone possano lavorare e se non si fa in modo che i più deboli possano avere più reddito e quindi far ripartire i consumi, la coesione sociale di questo Paese salterà in aria.
Presidente, cominiciamo da qui, cominciamo dall'Italia a cercare una soluzione. Lei ormai è l'unica istituzione di questo Paese a rappresentare la coesione nazionale e quindi proprio in nome di quella coesione che lei rappresenta, può fare in modo che si faccia un think tank economico con economisti di maggioranza, di opposizione e se esistono anche indipendenti. Un think tank che sia aperto a idee che provengono da persone comuni come me.
La circolazione e il confronto delle idee è da sempre il motore dello sviluppo e della democrazia.
È chiaro che le scelte di politica economica sono scelte politiche, fatte dall'esecutivo e dal parlamento, ma visto che da quelle parti sono a corto di idee, facciamo in modo che gli arrivino dal popolo.
Io personalmente ho diverse idee che possono aiutare lo sviluppo di questo Paese, ma io sono una persona comune e vorrei poter avere la possibilità di discuterne con economisti e vorrei poter avere anche l'illusione che i miei progetti possano avere davvero una possibilità di essere utilizzati.
Ecco perché un think tank aperto a soluzioni provenienti dalle persone comuni sarebbe auspicabile, perché poi il think tank potrebbe suggerire le proposte al parlamento.
Qui non si chiede di scavalcare i ruoli e le competenze di ogni istituzione. Alla fine decide sempre il parlamento e la maggioranza, ma almeno si dà ai cittadini l'illusione e la speranza di poter fare veramente qualcosa per questo Paese.
Presidente, io qui sono una voce che parla nel deserto e dubito che il mio appello possa essere letto, ma almeno io ci provo.
la situazione economica è gravissima, siamo chiamati a fare enormi sacrifici per salvaguardare non solo l'Italia dal fallimento, ma anche per continuare a sperare che la moneta unica regga.
La situazione politica è quella che è: una tragedia. Mai visto uno stallo di questo tipo.
La manovra economica che ha appena superato la fiducia del senato è una manovra depressiva per l'economia e può portare oltretutto all'aumento dell'inflazione.
STAGFLAZIONE, una parola che è un incubo.
Possibile che nonostante la crisi sia di questa portata da nessuna parte del mondo si organizzano dei think tank economici in cui gli economisti di tutto il mondo si chiudono in una stanza e cercano di trovare delle soluzioni economiche nuove?
Le crisi economiche si risolvono tutte allo stesso modo: facendo lavorare la gente e facendo in modo che i redditi più bassi ricevano del reddito aggiuntivo.
C'è forse un provvedimento in queste manovre che va incontro a questi due principi? Non mi pare proprio.
Ok, lo stato deve ridurre il suo deficit e andare in pareggio di bilancio, ma se non si fa in modo che le persone possano lavorare e se non si fa in modo che i più deboli possano avere più reddito e quindi far ripartire i consumi, la coesione sociale di questo Paese salterà in aria.
Presidente, cominiciamo da qui, cominciamo dall'Italia a cercare una soluzione. Lei ormai è l'unica istituzione di questo Paese a rappresentare la coesione nazionale e quindi proprio in nome di quella coesione che lei rappresenta, può fare in modo che si faccia un think tank economico con economisti di maggioranza, di opposizione e se esistono anche indipendenti. Un think tank che sia aperto a idee che provengono da persone comuni come me.
La circolazione e il confronto delle idee è da sempre il motore dello sviluppo e della democrazia.
È chiaro che le scelte di politica economica sono scelte politiche, fatte dall'esecutivo e dal parlamento, ma visto che da quelle parti sono a corto di idee, facciamo in modo che gli arrivino dal popolo.
Io personalmente ho diverse idee che possono aiutare lo sviluppo di questo Paese, ma io sono una persona comune e vorrei poter avere la possibilità di discuterne con economisti e vorrei poter avere anche l'illusione che i miei progetti possano avere davvero una possibilità di essere utilizzati.
Ecco perché un think tank aperto a soluzioni provenienti dalle persone comuni sarebbe auspicabile, perché poi il think tank potrebbe suggerire le proposte al parlamento.
Qui non si chiede di scavalcare i ruoli e le competenze di ogni istituzione. Alla fine decide sempre il parlamento e la maggioranza, ma almeno si dà ai cittadini l'illusione e la speranza di poter fare veramente qualcosa per questo Paese.
Presidente, io qui sono una voce che parla nel deserto e dubito che il mio appello possa essere letto, ma almeno io ci provo.
giovedì 11 agosto 2011
Frustrazione...
La crisi dei debiti pubblici è alla fine scoppiata. Doveva accadere, sta accadendo.
Trovarsi qui, con una possibile soluzione per far ripartire l'economia, per fare in modo che le imprese riprendano a produrre, che l'occupazione salga e che ripartano i consumi ed essere allo stesso tempo una voce che parla nel deserto, incapace di farsi ascoltare dalle persone che contano è veramente frustrante.
I politici non hanno la più pallida idea di come uscire dalla crisi. In tutto il mondo, non solo in Italia.
Io invece sì. Ma io non conto nulla. Sono l'ultimo dei cittadini di questo pianeta. Una voce che parla nel deserto, dove ogni tanto passa qualcuno, probabilmente anche costui tra gli ultimi cittadini del mondo.
Ho scritto al capo dello stato un paio di settimane fa. Spero che possa servire a qualcosa, ma non mi faccio illusioni. Intanto il tempo passa e ogni giorno vanno in fumo centinaia di miliardi di euro in tutto il mondo.
Significa imprese che chiudono, persone che perdono il lavoro, famiglie in difficoltà...
E mentre la politica litiga su chi deve pagare la crisi, nessuno veramente pensa a come uscirne.
Perché quando la crisi vuoi farla pagare a qualcuno, vuol dire che non hai la più pallida idea di come invece invertire la rotta.
Patrimoniali, tagli delle pensioni.... qualcuno mi spiega come questo possa far RIPARTIRE l'economia invece di FRENARLA?
La verità è che chi detiene il potere e ha facolta di decidere, sta pensando soltanto a salvaguardare i propri interessi di bottega. Si aspetta che passi la tempesta e come al solito, faranno in modo che tutto cambi affinché nulla cambi...
Taglieranno il numero dei parlamentari, così faranno realizzare il sogno di Berlusconi di far votare solo i capigruppo. Eleggere un parlamentare diventerà un'impresa per i nuovi movimenti e tutto con il tacito consenso del popolo (o popollo?) che invece di fare il suo interesse, ovvero fare in modo che la politica diventi più accessibile a chiunque, indipendentemente dal reddito e dai gruppi d'interesse, fa in modo che la politica diventi meno accessibile, che a comandare siano sempre di meno e che costoro siano sempre di più condizionati dai gruppi d'interesse.
La furia cieca del popolo viene sempre usata dai demagoghi contro gli interessi del popolo stesso.
Ma quando la gente è in preda all'ira è impossibile farla ragionare.
Anche questo produce in me un senso di frustrazione.
Io ci ho provato e ci sto provando con questo blog a farvi capire che ci stanno ingannando, che la demagogia impera e che l'oligarchia diventa sempre più forte.
Il problema è che è impossibile parlare ai tifosi. Ci si può provare, ma nella maggioranza dei casi è tempo perso.
Trovarsi qui, con una possibile soluzione per far ripartire l'economia, per fare in modo che le imprese riprendano a produrre, che l'occupazione salga e che ripartano i consumi ed essere allo stesso tempo una voce che parla nel deserto, incapace di farsi ascoltare dalle persone che contano è veramente frustrante.
I politici non hanno la più pallida idea di come uscire dalla crisi. In tutto il mondo, non solo in Italia.
Io invece sì. Ma io non conto nulla. Sono l'ultimo dei cittadini di questo pianeta. Una voce che parla nel deserto, dove ogni tanto passa qualcuno, probabilmente anche costui tra gli ultimi cittadini del mondo.
Ho scritto al capo dello stato un paio di settimane fa. Spero che possa servire a qualcosa, ma non mi faccio illusioni. Intanto il tempo passa e ogni giorno vanno in fumo centinaia di miliardi di euro in tutto il mondo.
Significa imprese che chiudono, persone che perdono il lavoro, famiglie in difficoltà...
E mentre la politica litiga su chi deve pagare la crisi, nessuno veramente pensa a come uscirne.
Perché quando la crisi vuoi farla pagare a qualcuno, vuol dire che non hai la più pallida idea di come invece invertire la rotta.
Patrimoniali, tagli delle pensioni.... qualcuno mi spiega come questo possa far RIPARTIRE l'economia invece di FRENARLA?
La verità è che chi detiene il potere e ha facolta di decidere, sta pensando soltanto a salvaguardare i propri interessi di bottega. Si aspetta che passi la tempesta e come al solito, faranno in modo che tutto cambi affinché nulla cambi...
Taglieranno il numero dei parlamentari, così faranno realizzare il sogno di Berlusconi di far votare solo i capigruppo. Eleggere un parlamentare diventerà un'impresa per i nuovi movimenti e tutto con il tacito consenso del popolo (o popollo?) che invece di fare il suo interesse, ovvero fare in modo che la politica diventi più accessibile a chiunque, indipendentemente dal reddito e dai gruppi d'interesse, fa in modo che la politica diventi meno accessibile, che a comandare siano sempre di meno e che costoro siano sempre di più condizionati dai gruppi d'interesse.
La furia cieca del popolo viene sempre usata dai demagoghi contro gli interessi del popolo stesso.
Ma quando la gente è in preda all'ira è impossibile farla ragionare.
Anche questo produce in me un senso di frustrazione.
Io ci ho provato e ci sto provando con questo blog a farvi capire che ci stanno ingannando, che la demagogia impera e che l'oligarchia diventa sempre più forte.
Il problema è che è impossibile parlare ai tifosi. Ci si può provare, ma nella maggioranza dei casi è tempo perso.
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