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sabato 18 giugno 2011

L'italica colla per la poltrona...

In questo paese non ci si dimette mai. Ormai ci siamo talmente abituati che quando qualcuno si dimette il primo commento che ci passa per la testa è: "Ma che è scemo?".

In questo Paese dimettersi è un'anomalia quando in genere negli altri paesi è una prassi.
Basta che dai una poltrona a qualcuno e questo sarà determinato a rimanerci incollato per tutta la durata del mandato.

Se in alcuni momenti, la situazione spinge affinché chi occupa una poltrona dia le dimissioni, state pur sicuri che quella persona farà di tutto per restarci incollato oppure per ottenere qualcosa in cambio.

Vi ricordate Villari che nominato presidente della commissione di vigilanza sulla rai dalla maggioranza di governo e contro il generale parere del suo partito (allora era il PD), non voleva dimettersi nonostante il suo partito glielo chiedesse.
Ok, da una parte aveva anche ragione Villari. In quel posto doveva essere nominato un esponente dell'opposizione e Villari lo era e quindi anche se la sua elezione era stata "accidentale" il suo partito avrebbe potuto comunque accettare la sua nomina.

Il PD non l'ha fatto e per far dimettere Villari si è dovuti ricorrere a un'espediente tecnico perché altrimenti non schiodava dalla poltrona.
Chi si ricorda l'aforisma: "Dio me l'ha data e guai a chi me la tocca!"?

Ora ci risiamo. Lorenzo Bini Smaghi occupa un posto al board della BCE. Ora la sua nomina dovrebbe durare 8 anni e non ci sono regole scritte che prevedono le sue dimissioni. Ma lo prevede la prassi e gli equilibri interni dell'Europa.

Dovendo diventare Mario Draghi il presidente della BCE l'Europa, e in particolare Francia e Germania, si aspettano le dimissioni di Bini Smaghi.

E invece è cominciato un tira e molla che francamente ci sta facendo fare una figura di sterco bovino.
Non ci sono dubbi che Lorenzo Bini Smaghi vuole barattare le sue dimissioni con il posto di governatore della Banca d'Italia, posto al quale il governo ha intenzione di metterci un'altra persona.

Ecco un classico esempio di quando una persona non ha alcun senso dello stato e pensa solo ai suoi interessi personali. Di fronte a scelte di politica internazionale non si può in alcun modo mettere i propri interessi di fronte a quelli dell'Italia.
Già perché Francia e Germania hanno fatto chiaramente capire che se non arriveranno le dimissioni anche l'ascesa di Mario Draghi alla presidenza potrebbe finire in forse.

Se questa gente lavorasse per l'Italia con lo stesso impegno che ci mettono per resistere a tutti i costi sulle stramaledette poltrone, forse i problemi dell'Italia li avremmo risolti già da un pezzo.

Caro Lorenzo Bini Smaghi... se per sbaglio le capitasse di leggere questo mio "sfogo" personale, spero che prenda la decisione giusta per l'Italia mettendo i suoi interessi dopo quelli della nazione.

giovedì 16 giugno 2011

Ministro Brunetta...

Non si preoccupi, io non la insulterò. Così non potrà fare la "vittima".

Evidentemente io e lei abbiamo una concezione della democrazia completamente differente.
La parola "Ministro" deriva dal latino Minister che significa "servitore".

E non si è mai visto che un "servitore" possa comportarsi in modo arrogante. Se io fossi un suo servitore e le dicessi che per me lei è una rappresentazione della "peggiore Italia" lei mi licenzierebbe.

Ebbene si ricordi che lei è un "servitore" del popolo italiano e di nessun altro. Non è "servitore" nemmeno del Presidente della Repubblica che l'ha nominata e nemmeno del Presidente del Consiglio che l'ha consigliata per quel posto.

In Italia la sovranità appartiene al popolo, come sancisce l'articolo 1 della costituzione.
Quindi lei come "servitore" ha il dovere di ascoltare il popolo italiano anche quando non le va o non le fa piacere.
Lei non può scegliere il popolo da "servire" perché il popolo è uno.

Per farle capire cos'è la democrazia, lei è come se fosse un cameriere, il presidente del consiglio è come se fosse il caposala e il presidente della repubblica il direttore di un ristorante in cui i cittadini sono i proprietari e i clienti.

Lei ha il dovere di servire tutti i tavoli e tutti i clienti. Non può scegliersi i clienti da servire e non può andarsene via se i clienti si lamentano perché ci sono capelli nel piatto.
Suo dovere è stare lì e ascoltare.

Può anche decidere che il ruolo di cameriere non le si addice perché non le va di servire "il popolo" e quindi di "ascoltarlo" quando desidererebbe fare altro. Nessuno la obbliga a stare su quella poltrona.
Ci sono tanti mestieri che si possono fare. Per esempio nel ristorante Italia, qualcuno che scarichi le cassette della frutta e le metta in magazzino ci serve. Se non le va di "ascoltare" il popolo può sempre scaricare le cassette di frutta.

E non dica che la sto insultando, perché se non erro questo è un suo consiglio. Dovrebbe ascoltarsi di più, ministro Brunetta.

mercoledì 15 giugno 2011

Sveglia al collo...

"Oh Bingo, bango, bongo stare bene sopra al congo, non mi muovo no, no! Oh Bingo, Bango, Bengo tante scuse ma non vengo io rimango qui. No buono scarpe strette, sigarette, treni e taxì ma con questa sveglia al collo... star bene qui!"

Così recitava una vecchia canzone cantata da De Sica....

Manovra fiscale --> ti taglio l'IRPEF e ti alzo l'IVA...

Ma davvero qualcuno pensa che noi cittadini abbiamo la sveglia al collo? O ci facciamo prendere il culo dagli specchietti luccicanti?

Ok, tagli l'aliquota dal 23% al 20% e questo vuol dire che ho da un minimo di 0 euro a un massimo di
450 euro in più da spendere l'anno, quindi da 0 a 37,5 euro in più da spendere al mese.
Ok, anche le piccole cifre sembrano niente ma pesano in economia specie se il volume complessivo degli acquisti è elevato.
In realtà bisogna considerare che i cittadini difficilmente spenderanno tutti i soldi in nuovi acquisti. Supponiamo che ne mettano da parte il 20% e quindi ogni mese spenderanno da 0 a 30 euro.

Ora però aumentando le tariffe dell'IVA dal 10% all'11% e dal 20% al 21% di fatto si gonfiano i prezzi e generalmente tende a far scendere i consumi anche se di poco. L'effetto complessivo però si traduce in un aumento d'inflazione e pertanto diminuisce il potere d'acquisto dei cittadini specie perché aumenta il prezzo della benzina e di conseguenza tutti i trasporti delle merci e quindi delle merci stesse.

Di quei 37,5 euro in più al mese dei quali ne consumerò soltanto 30, quanto verrà eroso dall'inflazione?
Bisogna stare attenti perché il rischio di manovre come queste che tendono a produrre PIL innescando l'inflazione come avveniva con la svalutazione è che poi provocano una risposta dura della BCE che potrebbe alzare i tassi d'interesse vanificando ogni effetto positivo.

Vale la pena fare una manovra che il cittadino percepirà già dall'inizio come un imbroglio e che non porterà alcun consenso?
Perché un conto sono i conti e un conto è il consenso.
Al cittadino se gli dici che gli tagli l'IRPEF e gli aumenti l'IVA gli viene da ridere, lo percepisce come un imbroglio.

Si ha l'impressione che con una mano ti danno i soldi e con l'altra se li riprendono. Non porterà alcun consenso.

Non è il momento di fare manovre fiscali questo. Tremonti lo sa bene. Quindi Berlusconi e Bossi farebbero bene a non rompergli l'anima perché non otterranno nessun consenso da tutto ciò.

lunedì 13 giugno 2011

Referendum...

Non ho problemi ad ammetterlo. In questi referendum chi esce sconfitto è il sottoscritto. Non è stato un voto contro Berlusconi, è stato un voto contro di me e le persone come me che hanno un reddito basso.

La strada per l’inferno è spesso lastricata di buone intenzioni. Questo per dire che spesso le apparenze ingannano.

Cominciamo dai referendum sull’acqua. Qualcuno di voi penserà di aver votato contro la privatizzazione dell’acqua e invece avete semplicemente abolito una norma che stabiliva l’obbligo di privatizzare il 40% della gestione dei servizi pubblici entro l’anno. Quindi non avete impedito la privatizzazione della gestione dei servizi pubblici ma solo la norma che stabiliva l’obbligo. La gestione dell’acqua potrà essere benissimo privatizzata come accadeva già prima della norma.

I referendum infatti sono Abrogativi. Cancellano delle norme. Una volta cancellata una norma restano valide le norme precedenti. E anche in precedenza si poteva privatizzare la gestione dei servizi.

Con il referendum sulla tariffa del servizio idrico in realtà si crea un vuoto legislativo che dovrà essere colmato con una nuova legge. Pertanto per prendere per il culo gli italiani invece del 7% magari metteranno al 6,9%....

E passiamo alla nota per me più dolente. Il referendum sul nucleare è una grave sconfitta della ragione a scapito dell’emotività.

Una centrale nucleare di III generazione avanzata può produrre 1600 MW a un costo di 5,2 miliardi di euro (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Reattore_nucleare_di_III_generazione )

Inutile parlare di quali vantaggi potevano arrivare dagli impianti di IV generazione.

Se si escludono gli impianti a combustibili fossili, nessun impianto elettrico è in grado di garantire le prestazioni di una centrale nucleare.

La più economica centrale tra le “energie rinnovabili” è la Gemasolar costruita in Spagna. Si tratta di un impianto a solare termodinamico (non fotoelettrico). Un impianto che occupa 185 ettari e che produce quasi 20 MW di energia anche di notte (19,9 MW dichiarati) e che può garantire quindi un tempo di utilizzo di circa 270 giorni all’anno pari a 3 volte quelle dei normali impianti solari fotovoltaici. Il suo costo è dichiarato in 291.132.258 euro.

Siccome la matematica non è un’opinione basta osservare che ci vogliono almeno 80 di queste centrali per avere l’equivalente di una centrale nucleare (1600 MW/ 20MW = 80).

Il problema è che con 80 di queste centrali il costo di realizzazione è di oltre 23 miliardi. Ci realizzi 4 centrali atomiche e ti avanzano soldi.

Ma non è tutto. Con 20 MW di potenza nei 270 giorni di funzionamento stabilito (95 giorni senza energia?) eroghi circa 129,6 GW di potenza (ne vengono dichiarati 110). Se noi dividiamo il costo della centrale per ogni Chilowatt erogato in un anno (nell’ipotesi dei 129,6 GW) abbiamo un costo di 2,25 euro/kW.

Con una centrale nucleare di III generazione avanzata in un anno si producono 14.016 GW di energia. Dividendo il costo della centrale per ogni chilowatt erogato in un anno abbiamo un costo di 0,371 euro/kW.

Numeri impietosi dal punto di vista matematico. È evidente che il costo dell’energia di un impianto a “energia rinnovabile” è notevolmente più caro di quello di una centrale nucleare di III generazione avanzata anche nell’ipotesi in cui si mettono a confronto la più costosa tra le centrali nucleari con la più economica delle centrali a energia rinnovabile.

Cosa comporta un costo dell’energia più elevato? Vuol dire che imprese, industriali e commercianti ricaricheranno il costo dell’aumento della bolletta direttamente sul prezzo dei loro prodotti e servizi e quindi saranno i cittadini con i loro acquisti a pagare questo rincaro. Così come i cittadini stessi pagheranno il costo aumentato della loro bolletta elettrica. Questo si traduce in una perdita di potere d’acquisto.

Ecco cosa avete votato con il referendum sul nucleare. Avete votato per avere una perdita di potere d’acquisto. Quindi avete votato per essere più poveri.

Ma tutto questo ha un compenso?

Si azzera il rischio di un incidente nucleare. Però è come la storia dell’aereo e dell’automobile. Molta gente ha paura di prendere l’aereo anche quando le statistiche dicono che è il mezzo più sicuro. Il numero dei morti per incidenti aerei è di gran lunga inferiore ai morti per incidenti di automobili. E lo stesso si può dire anche per quanto riguarda il nucleare rispetto a moltissimi altri tipi di impianti.

L’unico esempio di incidente “esplosivo” è stato Chernobyl. Un incidente che per tutta una serie di ragioni non può assolutamente ripetersi in una centrale di III generazione. Perché ci sono controlli automatici, informatizzazione e il rischio di “errore umano” è ridotto a zero.
Fukushima ha dimostrato che in caso di gravissimo incidente è possibile evacuare la zona e impedire quindi che la gente venga colpita dalle radiazioni. A Fukushima parliamo di centrali di II generazione. Per tutta una serie di motivi anche questo tipo di incidente è altamente improbabile in una centrale atomica di III generazione perché ci sono 4 sistemi autonomi di raffreddamento che sono separati ed è altamente improbabile che tutti e 4 possano danneggiarsi contemporaneamente.

 Però come per gli aerei, gli incidenti nucleari fanno più scalpore e sono più temuti.

Il numero dei morti da centrali nucleari nel mondo, anche prendendo le cifre più pessimistiche degli antinuclearisti convinti sono ben misera cosa a confronto con i morti causati dalla “Povertà” e dalla “Fame”.

Rendere più cara la bolletta elettrica ci porta sempre più vicini alla soglia di “Povertà”.

L’utilizzo di centrali solari che occupano 185 ettari (e di tutte quelle analoghe) di terreno inoltre tolgono sempre più terreno alle coltivazioni per il cibo.
Non fatevi ingannare da chi dice che si possono occupare foraggiere o terreni incolti. Il problema dello spazio esiste anche per quanto riguarda le abitazioni. Prima o poi se non sono le centrali elettriche ad ampio utilizzo di territorio, come le centrali solari o quelle eoliche, saranno le abitazioni e gli impianti industriali a togliere terreno coltivabile.

Questo vuol dire però che il costo degli alimenti diventa sempre più elevato. Specie se si utilizzano degli alimenti per fare energia. Un costo elevato degli alimenti si traduce in una maggiore “Fame” nel mondo.

Povertà e Fame. È esattamente per questo che si è votato dicendo no alle centrali nucleari. Che vi possa piacere oppure no. Questione di matematica. E la matematica non è un’opinione.

L’ultimo referendum è quello sul legittimo impedimento. L’unico referendum serio che valeva la pena fare.

mercoledì 1 giugno 2011

Si voterà per il nucleare... finirà male...

Si voterà per il nucleare. La gente sarà bombardata con messaggi di puro terrorismo a mille. Fukushima e Chernobyl a tutto spiano. Si punterà fortissimamente sull'emotività.

Le conoscenze medie degli italiani sul funzionamento delle centrali nucleari e sui livelli di sicurezza si aggirano intorno allo 0,5% del necessario per decidere. Ma non importa. Gli italiani dovranno decidere lo stesso. Vincerà la paura. Vinceranno i demagoghi e perderà la ragione e l'Italia.

Stiamo per fare un passo verso l'ignoto.

Dobbiamo ridurre le emissioni di CO2 perché l'Italia a differenza degli Stati Uniti ha firmato gli accordi di Kyoto. Questo significa dover rinunciare all'unica altra fonte di energia che sia continua e ad alta densità rispetto alla superficie occupata: i combustibili fossili.

Vinceranno le energie rinnovabili? Non lo so! So che riusciremo soltanto a contribuire a far aumentare la fame nel mondo. Riempiremo il territorio italiano di pale eoliche, pannelli solari e coltivazioni per biomasse e non potremmo usare quella terra per coltivare prodotti alimentari o per i pascoli. Dovremmo comprare prodotti alimentari dall'estero. Se vi capitano i citrioli spagnoli, non lamentatevi... fa parte del rischio.

Devasteremo il territorio e le nostre coste (impianti per lo sfruttamento delle maree) per costruire impianti costosissimi che servono a produrre pochissima energia e proprio per questo motivo ne dovremmo costruire tantissimi.

Ma io sono solo a gridare in mezzo al deserto. Mentre i demagoghi riempiranno di manifesti le città d'Italia chiedendo agli italiani di evitare che si costruisca una nuova Chernobyl o una nuova Fukushima in Italia.
PRENDERANNO PER IL CULO gli italiani dicendo loro che i pannelli solari sul tetto di casa sono sufficienti (ci vogliono 7,2 metri quadrati di pannelli solari per ogni chilowatt/picco quindi ci vogliono minimo 22 metri quadri per garantirsi un picco di 3 kW).
PRENDERANNO PER IL CULO gli italiani dicendo che una centrale a energia solare o poche turbine eoliche producono la stessa energia di una centrale nucleare, quando in realtà ci vogliono chilometri quadrati di pannelli e turbine per ottenere una produzione paragonabile.
PRENDERANNO PER IL CULO gli italiani facendo loro credere che la ricerca sul fotovoltaico in pochi anni ci farà fare balzi da gigante quando è da decine di anni che non esiste niente di meglio di un pannello fotovoltaico al silicio monocristallino in quanto a resa. Se dice bene ci vorranno altre decine di anni prima di avere delle rese maggiori...
PRENDERANNO PER IL CULO gli italiani facendo credere che le energie rinnovabili possono funzionare a pieno regime come le centrali atomiche o quelle a combustibili fossili quando in realtà se non tira il vento le pale eoliche non girano. Se c'è troppo vento le pale eoliche non girano. Se non c'è il sole il fotovoltaico non funziona. Se ci sono delle ombre sui pannelli fotovoltaici la resa si abbassa di brutto.
PRENDERANNO PER IL CULO gli italiani facendo credere che addirittura con le energie rinnovabili si risparmia quando invece hanno dei costi enormi rispetto alla quantità di energia che producono.

Ma ovviamente tutto questo non conta. Vedremo solo Fukushima e Chernobyl...

martedì 31 maggio 2011

A Draghi... ma che stai a dì?

Premesso che mi piacerebbe moltissimo che venissero tagliate le tasse sulle imprese e sui lavoratori, oggi come oggi dal mio punto di vista sarebbe una vera tragedia se lo facessero.

Dico questo perché non si può mettere a bilancio il recupero dell'evasione fiscale e Draghi lo sa benissimo. L'evasione fiscale è per sua natura inquantificabile. Nessuno può sapere con precisione quanto sia la cifra complessiva. Possiamo misurarne degli effetti indiretti sui consumi, ma spesso e volentieri buona parte dell'evasione fiscale finisce all'estero in paradisi fiscali e quindi non incidono più di tanto sull'economia italiana.

Bisogna anche dire che "recuperare evasione fiscale" ha i suoi costi. Nessuno di noi ci pensa mai ma per effettuare controlli capillari c'è bisogno di investire molto denaro. Alla fine potremmo spendere in controlli molto più di quello che riusciremo a recuperare di evasione.
So benissimo che sono concetti "impopolari", ma fanno parte della pratica quotidiana.

Non potendo mettere a bilancio l'evasione fiscale quindi il governo (chiunque lo presieda) sarebbe costretto a fare tagli di bilancio significativi per restare nei parametri imposti dall'Europa.

Non che non ce ne sia bisogno di questi tagli, ma non ora. Diminuire la spesa pubblica farebbe comunque peggiorare il PIL anche se l'aumento dei consumi dovuto al taglio delle tasse dovrebbe compensare o potrebbe addirittura far migliorare il PIL.
Inoltre è molto difficile tagliare il settore pubblico in Italia perché è praticamente impossibile fare dei tagli strutturali o licenziare.

Dopo averci riflettuto a lungo, con una disoccupazione dell'8% e con le tante persone in cassaintegrazione, licenziare nel settore pubblico altre centinaia di migliaia di persone (perché di questo stiamo parlando...) non farebbe altro che peggiorare le cose.
Serve a un cavolo tagliare le tasse per far aumentare i consumi se poi metti per strada centinaia di migliaia di persone che poi non possono più consumare...

Inoltre queste manovre possono avere effetti di "breve periodo" positivi che però andiamo a pagare nel lungo periodo.
Quello che dobbiamo fare è aumentare il risparmio totale nazionale. Questa è l'unica politica macroeconomica che abbia senso.
Quindi dobbiamo ridurre il debito pubblico e cercare di avere avanzi di bilancio. Abbassare le tasse fa invece diminuire il risparmio nazionale perché fa aumentare i consumi.

Certamente non possiamo aumentare le tasse, ma l'Italia ha un patrimonio artistico e culturale enorme e sarebbe certamente una scelta intelligente se dessimo la gestione di buona parte di questo patrimonio ai privati in modo che invece di essere lo stato a dover spendere i soldi per il mantenimento di questi beni lo facciano i privati. I privati potrebbero rifarsi delle spese (manutenzione delle opere e il pagamento della licenza di gestione) tramite la vendita di biglietti o cose di questo genere. In Italia ci sono tante di quelle opere d'arte che sono negli scantinati dei musei ad ammuffire che secondo me sarebbe un vero affare. Lo stato incasserebbe un gettito extra che potrebbe usare per risanare il debito.

Altra cosa che si può fare è la privatizzazione di aziende statali, regionali, provinciali e municipali e fare una legge in cui si bloccano i concorsi pubblici, le assunzioni dirette e le consulenze esterne fintanto che le amministrazioni pubbliche non abbiano un avanzo di bilancio (rispetto al Pil, a seconda della zona...) superiore all'1% e queste assunzioni non possono far scende l'avanzo di bilancio al di sotto dell'1%.
In questo modo amministrazioni virtuose potrebbero assumere personale (anche se dal mio punto di vista sarebbe meglio usare i soldi in altro modo) mentre quelle viziose no.

A parità di quantità di lavoratori e di efficenza del lavoro, aumentare il risparmio nazionale crea condizioni di crescita di lungo periodo più elevate in quanto a parità di quantità di capitale per lavoratore fa crescere la produzione per lavoratore.
Le tasse si potranno tagliare quando si avranno avanzi di bilancio superiori all'1% annuo e cercando di fare in modo da non creare un deficit.

La situazione italiana è già troppo complicata di suo sul piano economico e vediamo di non peggiorarla. La parola d'ordine è aumentare il risparmio nazionale e quindi il governo deve cercare di ridurre il debito e il deficit senza abbassare le tasse e senza diminuire la spesa pubblica ma attraverso privatizzazioni e concessioni in gestione di beni artistici ai privati.
Non ci possiamo permettere ulteriore disoccupazione o la creazione di inflazione.

martedì 17 maggio 2011

Elezioni - qualcosa cambia...

Queste elezioni amministrative hanno dato un segnale di cambiamento. Un cambiamento formale ovviamente, non sostanziale.

La sostanza non cambia. La partitocrazia è sempre viva e allo stesso modo l'oligarchia di potere che la comanda.
La mia posizione sulla politica italiana rimane la stessa. Non siamo in una vera democrazia. I cittadini sono liberi di votare, ma ci sono ancora enormi condizionamenti sulla competizione politica vera e propria.

Finché non ci sarà un sistema elettorale a costo zero, il nostro paese sarà sempre un'oligarchia.

Tuttavia un cambiamento formale c'è stato. Le elezioni amministrative hanno segnato a mio avviso l'inizio della fine politica di Silvio Berlusconi.
Perché se in una delle roccaforti del centrodestra, non solo si è andati al ballottaggio ma addirittura il centrodestra ci va in svantaggio, questo non può essere imputato solamente a una infelice mossa del sindaco Moratti.
Berlusconi ci ha messo la faccia. Ha chiesto che l'elezione diventasse un referendum su di lui e ha perso.
Poche chiacchiere. A Milano, la sua Milano, Berlusconi ha dimezzato il numero delle preferenze personali. Una sonora pernacchia da parte degli elettori delusi.

Ci sono situazioni che a volte diventano delle effigi, dei simboli di ciò che accade. Ad Arcore vince il centrosinistra anche se si andrà al ballottaggio.

Una volta, sconfitte di questo genere portavano a una conclusione scontata. Le dimissioni.
Perché una volta gli uomini di partito sapevano di venire dopo il partito. Se un politico ci metteva la faccia e perdeva, per non nuocere ulteriormente al partito, sapeva che doveva farsi da parte.
Berlusconi lo fara? Ne dubito.
Il PDL avrà il coraggio di dimissionare Berlusconi? Ne dubito.

Non c'è dubbio che Berlusconi è diventato ormai il collo di bottiglia, l'ostacolo principale di ogni azione politica. La gente si è stufata. Non è più disposta a fargli fare i suoi comodi senza ricevere nulla in cambio.
Se il centrodestra vuole sopravvivere, paradossalmente deve accelerare il dopo Berlusconi. Deve sfiduciarlo e nominare un altro presidente del consiglio al suo posto, facendo rientrare nella coalizione anche FLI e UDC. Ovviamente questo per il PDL e la Lega Nord significa dover ingoiare badilate di rospi, ma è l'unico modo che hanno per far capire al loro elettorato che hanno imparato la lezione.

Significherebbe sfruttare i due anni della legislatura per fare riforme a favore dei cittadini, lasciando Berlusconi al suo destino.

Queste elezioni inoltre hanno messo in evidenza il fatto che l'opposizione vince perché perde il centrodestra e in particolare perde Berlusconi. Lo si evince dagli strani risultati di Bologna e di Napoli. A Bologna il movimento 5 stelle prende quasi il 10% dei voti. A Napoli il candidato ufficiale del PD non va nemmeno al ballottaggio dove la gente ha preferito dare il voto a De Magistris.
Che sia un forte segnale di protesta contro Berlusconi, piuttosto che una ritrovata capacità del centrosinistra di "far sognare" il suo elettorato è evidente.

Perché la realtà è che non c'è un progetto di centrosinistra nel paese. C'è un vento di protesta, sì. C'è un forte antiberlusconismo, ma di proposte concrete, di visioni unitarie di un futuro migliore non se ne vede. Con buona pace di Bersani, non ha vinto realmente lui. Ha semplicemente perso Berlusconi.

Un po' come la formula 1 all'ulitma gara dell'anno passato. Vettel è diventato campione del mondo perché Alonso non è arrivato almeno al quarto posto. Di conseguenza Vettel è diventato campione del mondo perché Alonso ha perso il titolo che aveva ormai in tasca. Perché è chiaro che Vettel non ha demeritato, ma Alonso ha perso il titolo a causa di un errore di strategia della squadra e non perché non aveva alcuna possibilità di arrivare almeno al quarto posto (cosa che sarebbe accaduta se la squadra non lo avesse fatto entrare ai box prematuramente per marcare Webber ).

Se dal punto di vista sostanziale dunque non cambia nulla, con un'oligarchia ancora imperante e con il popolo che non conta un tubo, dal punto di vista formale queste elezioni hanno dato dei segnali di cambiamento di umore della gente che è stufa di subire passivamente le vicende personali del premier.
Da questo punto di vista Berlusconi è stato poco furbo.
Gli italiani sono un popolo diverso dal resto del mondo. Agli italiani va anche bene che un premier si faccia gli affari propri. Basta però che con gli affari suoi faccia anche quelli degli italiani.
Della serie: mangiate pure, basta che facciate mangiare anche me.

A Berlusconi sarebbe bastato fare qualcosa per i cittadini italiani in questi anni e molti avrebbero detto: sì, s'è anche fatto gli affari suoi ma almeno qualcosa per noi l'ha fatto.